La storia
La testimonianza della sorella "orfana": «Mio fratello ucciso brutalmente, ora sono diventata voce di legalità»
Graziella Caponnetto: «Ho tirato fuori la mia forza di donna e sorella»
«Io sono Graziella, la sorella di Renato». Lo dice con fierezza. Con orgoglio. Anche se le lacrime sono sempre lì in agguato. All’angolo degli occhi. Il dolore c’è. E non sarà mai cancellato. Ma quelle ferite hanno rafforzato Graziella sia come donna che come sorella. Ha scoperto una forza che forse nemmeno sapeva di possedere.
Ma per capire la sua storia forse è meglio tornare indietro negli anni. E andare al 2015. Renato Caponnetto era un imprenditore di Paternò: un giorno è uscito per un appuntamento e non è più tornato. Carmelo Navarria e la sua squadra di sicari lo hanno brutalmente ucciso e poi hanno fatto sparire il corpo. Bruciato. Le modalità sono state quelle degli anni ’80 e ’90. Navarria, poi diventato collaboratore di giustizia, era tornato in libertà dopo aver scontato una condanna per diversi omicidi. Lo chiamavano lo spazzino del Malpassotu.
Il nome dell’assassino di Renato, Graziella non lo pronuncia mai. La notizia della perdita è arrivata l’8 aprile di 11 anni fa. Graziella era dilaniata in quei giorni: «Esattamente dopo un un mese dalla ricorrenza dell’otto marzo del 2015, ebbi una sensazione molto forte, una fitta al cuore, sicuramente da lì a poco sarebbe successo qualcosa, mi sentii pervasa da un brivido, ho avuto paura, infatti intorno alle 12 bussarono a casa mia i Carabinieri, la notizia: suo fratello è stato ucciso». La vita è definitivamente cambiata. E poi sono arrivati i verbali che hanno ucciso Renato una seconda volta. «Un pentito ha descritto - racconta Graziella - l’avvenimento con precisione, dettagliando i fatti e le modalità». Quella sensazione profonda, quell’intuizione quasi inspiegabile, mi ha lasciato con tanti dubbi, molte ombre e tante domande. Una crudeltà inspiegabile che avrebbe steso qualsiasi essere umano.
Graziella ha cercato di dare un senso a quello che è accaduto. Di dare voce al sacrificio di Renato. «Il tempo, non mi ha dato sollievo da quel dolore, anzi è nata in me una grande ribellione. Mi domando ancora come è possibile accettare che una persona venga uccisa solo perché ha avuto il coraggio di ribellarsi al racket delle estorsioni, “Io non voglio più pagare” diceva Renato».
E poi c’è lo scatto. Graziella è diventata socia dell’Associazione Antiracket Libera Impresa. E lotta per poter radicare la cultura della legalità soprattutto nei giovani. «Da donna, credo profondamente che non si debba mai mollare, bisogna trovare la forza di andare avanti e non arrendersi mai».
Oggi è l’8 marzo. Che messaggio vuole dare alle donne? «Nel mio piccolo dico sempre che una donna deve essere forte, deve continuare a lottare e non deve mai fermarsi davanti alle insidie e alle ingiustizie, anche nei momenti più duri la forza di andare avanti esiste, bisogna solo trovare il coraggio di usarla, il coraggio di imporsi e opporsi davanti alle nefandezze del mondo. Noi siamo donne».