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Otto Marzo, la fine delle "prime volte": il monito di Laura Mattarella e l'illusione ottica della parità in Italia

Le parole della figlia del Capo dello Stato: "La vera parità arriverà solo quando vedere una donna al vertice non farà più notizia”

08 Marzo 2026, 19:31

Otto Marzo, la fine delle "prime volte": il monito di Laura Mattarella e l'illusione ottica della parità in Italia

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La vera parità arriverà solo quando vedere una donna al vertice non farà più notizia”. A pronunciarla è stata Laura Mattarella, la figlia del presidente della Repubblica, che, in occasione dell’8 marzo, invita il Paese a smettere di celebrare l’eccezione per affrontare la realtà.

Finché ogni “prima donna” in un ruolo apicale continuerà a guadagnarsi titoli a caratteri cubitali, vorrà dire che la normalità resta ancora ostinatamente maschile.

Le parole della “first daughter” intercettano un paradosso tipicamente italiano: abbiamo costruito norme e quote di genere che assicurano un’uguaglianza formale, ma quella sostanziale rimane un miraggio.

Le quote di genere hanno aperto i Consigli di amministrazione, portando la presenza femminile attorno al 43% nelle società quotate.

Un avanzamento significativo, che tuttavia si arresta sulla soglia del comando. Il potere esecutivo effettivo resta saldamente in mani maschili: secondo l’ultimo rapporto Consob del 2025, le amministratrici delegate sono appena il 2,2% e le presidenti il 3,5%. Il soffitto di cristallo si è alzato, ma non è crollato.

Il monito di Laura Mattarella tocca anche un altro nodo strutturale: il peso della maternità e del lavoro di cura.

In Italia, i percorsi professionali femminili sono spesso interrotti da part-time involontari, scarsità di servizi e un’equa ripartizione ancora lontana dei carichi familiari.

Ne deriva un divario retributivo subdolo: sebbene il gender pay gap orario “ufficiale” sembri contenuto (5,6% nel 2022), è un’illusione ottica.

Tra le laureate la forbice supera il 16% e tra i dirigenti oltrepassa il 30%.

La media nazionale non considera le minori ore lavorate nell’anno, le interruzioni di carriera e la concentrazione dell’occupazione femminile in settori a bassa remunerazione.

Nei comparti ad alta redditività, inoltre, i sistemi di valutazione continuano a premiare la disponibilità di tempo e le reti relazionali, penalizzando sistematicamente le lavoratrici.

All’orizzonte, però, si intravede uno spiraglio. La Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, da recepire entro giugno 2026, promette di scardinare l’opacità salariale imponendo alle imprese la pubblicità dei criteri di valutazione e delle fasce di stipendio.

Ma le regole, da sole, non bastano. Come ricorda il Global Gender Gap Report, che colloca l’Italia all’87° posto nel mondo, serve un cambio di paradigma culturale.

L’obiettivo indicato da Laura Mattarella è la bussola per i prossimi anni: trasformare l’eccezione in normalità, assicurando una reale “verticalità” del potere. Solo allora l’uguaglianza smetterà di essere una notizia da prima pagina e diventerà una silenziosa consuetudine.