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Pari opportunità

Il "caso Agrigento": donne architette agli ultimi posti in Italia per incarichi e reddito

Il divario di genere è un abisso. Oltre i numeri, le strategie per abbattere le barriere della professione

10 Marzo 2026, 12:54

15:08

Il "caso Agrigento": donne architette agli ultimi posti in Italia per incarichi e reddito

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Due Italie, due velocità e un divario che, nel cuore della Sicilia, diventa un abisso. Se a livello nazionale l’architettura sembra aver imboccato la strada della parità – con le donne che rappresentano il 45,5% degli iscritti agli Ordini – la provincia di Agrigento scatta una fotografia diametralmente opposta. Qui, la professione parla ancora una lingua marcatamente maschile.

I numeri emersi durante il convegno “Architettura & Donna”, promosso dall’Ordine degli Architetti e dalla Fondazione Architetti nel Mediterraneo a Casa Sanfilippo, sono impietosi. Nell’Agrigentino, su 1.600 iscritti, solo il 32% è donna. Il dato crolla ulteriormente se si guarda alla libera professione pura: su 508 iscritti a Inarcassa, le donne sono appena 96. Una percentuale inferiore al 20% che relega il territorio al terzultimo posto in Italia, seguito solo da Crotone e Caltanissetta.

Oltre i numeri: la barriera invisibile

«Questi dati non sono semplici statistiche, ma raccontano una specificità territoriale», ha spiegato Angela Muratore, consigliere dell’Ordine. Secondo l'analisi emersa, il divario non è solo numerico ma strutturale: riguarda la distribuzione degli incarichi, la presenza nei ruoli decisionali e, non ultimo, il riconoscimento economico.

«Parlare di professione al femminile – ha sottolineato Muratore – non è una contrapposizione, ma un esercizio di consapevolezza. Ogni sguardo arricchisce il progetto; la pluralità è una risorsa per la qualità di ciò che progettiamo per la collettività».

Il confronto tra Università e Professione

Il convegno, coordinato dalla giornalista Giovanna Neri e aperto dal presidente dell’Ordine Rino La Mendola, ha messo a confronto il mondo accademico e quello ordinistico. Nella prima tavola rotonda, esponenti dell’Università di Palermo come Tiziana Campisi, Renata Prescia e Valeria Scavone hanno analizzato il percorso formativo, mentre la seconda parte della giornata ha visto protagoniste le rappresentanti dei vertici ordinistici siciliani e nazionali.

Il focus non si è limitato al genere, come evidenziato da Melinda Drago, consigliere dell’Ordine: «Pari opportunità significa anche guardare all'inserimento dei giovani e alle difficoltà che ogni professionista può incontrare. Abbiamo messo a confronto accademia e professione per individuare strategie concrete».

Una strada ancora in salita

Il dibattito finale, arricchito dagli interventi di rappresentanti degli Ordini di Palermo, Catania e Caltanissetta, ha confermato una tesi comune: la strada verso la parità è tracciata, ma il percorso resta tortuoso, specialmente nel profondo Sud.

Prima della chiusura dei lavori, affidata a La Mendola e al presidente della Fondazione Piero Fiaccabrino, è emerso un monito chiaro: il "soffitto di cristallo" per le architette agrigentine non si rompe solo con i convegni, ma con un cambio di passo nelle reti professionali e nelle politiche di conciliazione tra vita e lavoro.