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Le direttive

Niscemi e la frana, da emergenza a modello di rinascita: monitoraggio, idraulica e ingegneria naturalistica

L'audizione in commissione Ambiente alla Camera del commissario Fabio Ciciliano che ha fatto ritorno nella città "franata"

11 Marzo 2026, 16:06

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Niscemi, Ciciliano: «La frana è ancora attiva, il suo moto più grande di quello del Vajont»

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La frana che ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta, lo scorso gennaio rappresenta uno degli eventi più drammatici degli ultimi tempi in Sicilia, con conseguenze che hanno paralizzato la viabilità locale e messo a dura prova la comunità. Due strade provinciali fondamentali per i collegamenti della città sono finite sotto il corpo della frana, isolando di fatto l'abitato, ma per fortuna non si sono registrate vittime o feriti, un piccolo miracolo in mezzo al disastro. Durante l'audizione in Commissione Ambiente alla Camera, Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile, ha ricostruito con precisione gli antefatti: nonostante precipitazioni non eccezionali, i dati satellitari hanno rivelato un'impennata dell'umidità del suolo a un metro di profondità, passata dal 66% il 18 gennaio al 90% solo quattro giorni dopo, culminando nel distacco principale del 25 gennaio.

La gestione degli sfollati senza soluzioni drastiche

Sul fronte umano, la risposta è stata pragmatica e coordinata con gli enti locali, che mantengono la titolarità sulla comunità. Niente delocalizzazioni forzate o "new town" futuristiche: degli 1.540 cittadini evacuati inizialmente, molti hanno già fatto rientro nelle proprie case grazie alla riduzione della fascia di rispetto precauzionale, da 150 a 100 metri dal corpo della frana. Resta un nucleo ristretto di famiglie che, per la posizione delle loro abitazioni troppo vicine al rischio, non potrà tornare presto, ma la Protezione Civile sta lavorando per garantire loro supporto adeguato.

Tre pilastri per la rinascita di Niscemi

Ciciliano ha tracciato una roadmap chiara per il futuro, strutturata su tre direttive essenziali che puntano a una stabilizzazione duratura dell'area sud di Niscemi. Innanzitutto, la riduzione della quantità d'acqua nel terreno attraverso opere di ingegneria idraulica, per evitare che ulteriori saturazioni inneschino nuovi movimenti franosi. In secondo luogo, la riprofilatura dei margini della frana, che include un piano di demolizioni mirate per edifici e strutture ormai insicure, liberando spazio per una configurazione più stabile del terreno. Infine, la ripiantumazione con tecniche di ingegneria naturalistica, che mirano a ricostituire la robustezza meccanica del profilo geografico, rinverdivano pendii e creando una barriera naturale contro i rischi futuri.

In un contesto siciliano segnato da frane ricorrenti – pensate alle Eolie o a Lampedusa, già colpite – questa strategia rappresenta un modello di resilienza. Non si tratta solo di riparare i danni, ma di prevenire tragedie, investendo in monitoraggio satellitare, idraulica avanzata e verde rigenerativo. L'audizione di Ciciliano suona come un campanello d'allarme per tutta l'Italia: in un 2026 segnato da inverni imprevedibili, la prevenzione idrogeologica non è più un'opzione, ma un imperativo. Niscemi potrebbe diventare l'esempio di come trasformare una calamità in opportunità di rinascita sostenibile.