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il caso

Alla mensa servita carne di cavallo al posto del manzo: la scoperta attraverso un microchip finito tra i denti

Era di una cavalla da corsa poi avviata alla macellazione clandestina: sdegno in Turchia

13 Marzo 2026, 23:01

23:10

Alla mensa servita al posto del manzo carne di cavallo: la scoperta attraverso un microchip finito tra i denti

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Quello che doveva essere un semplice pasto caldo offerto in una mensa sociale si è trasformato in uno dei più eclatanti casi di frode alimentare della recente cronaca turca.

Lo scorso febbraio, in una città dell’Anatolia meridionale, un avventore stava consumando la sua scodella fumante di “kavurma” – piatto tradizionale di solito preparato con manzo o agnello stufato con cipolle e spezie, o saltato su piastra – quando, tra i denti, ha avvertito un oggetto estraneo. Non era un osso né un residuo di plastica: si trattava di un microchip sottocutaneo.

La scoperta ha messo immediatamente in allarme le autorità e dato impulso a un’indagine che ha dischiuso uno scenario inquietante. Le analisi genetiche sui campioni prelevati nella mensa hanno smentito l’etichetta “manzo”, rivelando la presenza di tessuti riconducibili agli “animali a dito unico”, categoria che comprende cavalli, asini e zebre.

A fornire l’identità precisa della vittima è stato però proprio il dispositivo elettronico recuperato dal piatto. Il microchip, obbligatorio in Turchia per la registrazione anagrafica, sanitaria e sportiva degli equidi, apparteneva a Smart Latch: una cavalla purosangue baia di quattro anni.

Le schede ufficiali del Jockey Club of Turkey (TJK) attestano che l’animale, di proprietà esclusiva di Suat Topçu, era una promettente concorrente ippica, con all’attivo tre vittorie in pista. La carriera di Smart Latch si era bruscamente interrotta nell’ottobre 2025 a causa di una frattura a una zampa. Ritirata dalle corse, era rientrata in fattoria per intraprendere l’attività di fattrice.

Quando è emerso che non poteva riprodursi, il proprietario ha riferito di averla donata gratuitamente a una scuola di equitazione per bambini, per assicurarle un’esistenza tranquilla. Quel destino le è stato però sottratto: qualcuno l’ha intercettata e avviata alla macellazione clandestina, facendo passare le sue carni per “manzo” fino a farle arrivare, ormai irriconoscibili, nei piatti della refezione caritatevole.

Il quadro normativo turco in materia di sicurezza alimentare e tutela animale è stringente: la carne equina non fa parte della filiera destinata al consumo umano e nel Paese non esistono stabilimenti autorizzati alla macellazione di cavalli per fini alimentari. Il commercio di carni equine spacciate per bovine configura dunque un duplice reato: abbattimento illegale e frode in etichetta, i due fulcri dell’inchiesta in corso a Mersin.

Le autorità sanitarie e giudiziarie sono intervenute con urgenza, disponendo la distruzione di 213 chilogrammi di carne sospetta. Il fornitore è stato inserito in una “lista nera” per rischio sanitario e la procura ha formalmente aperto un procedimento penale.

Il caso ha provocato l’indignazione nel Paese per il destino dell’animale con la preoccupazione per la salute pubblica. Gli investigatori stanno ricostruendo l’intera catena dell’illecito: resta da chiarire chi abbia falsificato i passaggi amministrativi, dove si sia interrotta la tracciabilità e come sia stato possibile infiltrare carne illegale in una fornitura destinata alle fasce più vulnerabili della popolazione.