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la storia

Scopre nel baule un libretto al portatore del 1963 con mille lire depositati: oggi (forse) può incassare 50mila euro

Il libretto al portatore del 1963: da 1.000 lire quasi 50.000 euro grazie agli interessi composti, con verifiche necessarie e attenzione alle norme su conversione e conti dormienti.

14 Marzo 2026, 19:35

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Scopre nel baule un libretto al portatore del 1963 con mille lire depositati: oggi (forse) può incassare 50mila euro

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Frugando tra le carte, Umberto Libassi, un uomo di Pieve del Grappa (Treviso), ha rinvenuto un libretto di risparmio al portatore aperto dai genitori nel 1963, alimentato all’origine con un versamento di appena 1.000 lire.

Sessant’anni dopo, grazie alla consulenza di un’associazione a tutela dei risparmiatori, quel piccolo dono è stato stimato in un valore potenziale vicino ai 50.000 euro.

Un salvadanaio silenzioso, sopravvissuto a tre generazioni. La cifra prospettata non ha nulla a che vedere con il pregio numismatico, bensì con la meccanica del risparmio di lungo periodo. Il titolo ha beneficiato delle prassi bancarie dell’epoca: maturazione costante degli interessi, capitalizzazione periodica e totale assenza di prelievi per oltre sei decenni.

La valutazione intorno ai 50.000 euro è una stima tecnica, fondata sui tassi vigenti nel 1963, sulla natura “al portatore” del libretto e sulle norme oggi in vigore; per giungere a un importo definitivo serviranno comunque riscontri puntuali su estratti storici e l’istruttoria conclusiva.

Il documento ritrovato è “al portatore”, cioè privo di intestazione nominativa. Nel tempo l’ordinamento ha imposto lo stop a questi strumenti: dal 4 luglio 2017 non è più possibile aprirne di nuovi, mentre quelli esistenti andavano estinti o convertiti entro il 31 dicembre 2018, con il rischio di sanzioni amministrative in caso di inadempienza. Chi ne possiede ancora deve attenersi a procedure legali precise per non perdere il diritto al rimborso.

Un conto o libretto con saldo superiore a 100 euro diventa dormiente se per 10 anni consecutivi non registra operazioni disposte dal titolare. Trascorso tale periodo, e dopo ulteriori 180 giorni di preavviso senza movimenti, l’intermediario (banca o Poste Italiane) chiude il rapporto e trasferisce le somme al Fondo rapporti dormienti istituito presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze.