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Chi è Valentina Merli, l'unica italiana premiata agli Oscar 2026

Dalla Bologna cinefila al palco di Hollywood: come coproduzioni transnazionali, distribuzione digitale e alleanze d'autore hanno portato Two People Exchanging Saliva alla statuetta più ambita

16 Marzo 2026, 13:08

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Chi è Valentina Merli, l'unica italiana premiata agli Oscar 2026

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Al Dolby Theatre si è consumata una circostanza rarissima nella storia dell’Academy: un ex aequo per l’Oscar al Miglior Cortometraggio Live Action. Tra i titoli premiati, accanto a "The Singers", figura "Two People Exchanging Saliva".

Tra i protagonisti di questo trionfo spicca Valentina Merli, produttrice italiana che ha trasformato una semplice candidatura in un risultato storico, tenendo alto il tricolore in un’annata hollywoodiana povera di presenze nostrane.

Nata a Bologna nel 1973, Merli non ha seguito il canone formativo del settore: laureata in Giurisprudenza con una tesi in diritto privato comparato con la Francia, ha messo a frutto una preparazione “ibrida” che le ha fornito strumenti legali e organizzativi decisivi per orientarsi nei complessi assetti normativi delle produzioni internazionali.

L’ingresso nel mondo del cinema avviene tramite la Cineteca di Bologna, ma è uno stage a Strasburgo presso Eurimages a rappresentare la svolta: lì matura una visione ampia e consapevole delle dinamiche delle coproduzioni europee.

Forte di queste basi, Merli si trasferisce a Parigi, dove vive e lavora da anni. Nella capitale francese fonda, insieme a Violeta Kreimer, la casa di produzione Misia Films. L’identità della società riflette il suo profilo culturale: un marcato orientamento transnazionale e l’obiettivo di “cucire talenti e risorse fra Europa e Stati Uniti”, coniugando lo sguardo del cinema d’autore con reti professionali su scala internazionale.

In questa cornice nasce la decisione di sostenere e co-produrre Deux personnes échangeant de la salive, titolo originale del corto premiato, concepito per dialogare con un pubblico globale. Il film, scritto e diretto da Natalie Musteata e Alexandre Singh, è una favola distopica dal taglio allegorico: in una società repressiva, un bacio è un reato capitale e persino le transazioni quotidiane si concludono con uno schiaffo al posto della stretta di mano.

Il successo non è frutto del caso, ma dell’approccio produttivo costruito da Merli su alleanze e cura della distribuzione: dopo la selezione a Telluride e il premio a Clermont-Ferrand nel 2025, l’opera ha conosciuto un’ulteriore accelerazione grazie alla distribuzione digitale curata da The New Yorker. Un impianto così solido da attirare come produttrici esecutive icone del calibro di Isabelle Huppert e Julianne Moore.

Nel contesto della 98ª edizione degli Oscar, complici l’assenza di film italiani nella cinquina per il Miglior Film Internazionale, Valentina Merli è diventata il simbolo di un’Italia capace di affermarsi nel mondo.