Il caso
Gli insulti sessisti alla sindaca di Modica, l'esperto: "Il vuoto educativo travolge questi ragazzi"
Parla il pedagogista Giuseppe Raffa che analizza quanto accaduto con gli improperi all'indirizzo della prima cittadina che non aveva chiuso le scuole per il maltempo
Il caso degli insulti sessisti rivolti alla sindaca di Modica, Maria Monisteri, da parte di un gruppo di giovanissimi, non sorprende affatto chi, come il dottor Giuseppe Raffa, pedagogista, formatore e coordinatore dell’Ambulatorio Antibullismi dell’Asp di Ragusa, osserva quotidianamente le derive comportamentali delle nuove generazioni. Per lui, questo episodio non è un’eccezione, ma l’ennesima conferma di un fenomeno che da anni si manifesta con crescente evidenza.
Raffa parla di ragazzi e ragazze che crescono senza padri e senza madri, non nel senso biologico, ma in quello educativo. Giovani privi dei principi di responsabilità e giustizia che tradizionalmente appartengono alla figura paterna, e allo stesso tempo sprovvisti di quel codice materno che permette di accedere all’affettività personale e a quella degli altri. Un doppio vuoto che produce adolescenti incapaci di riconoscere limiti, ruoli, confini.
Secondo il pedagogista, i piccoli “odiatori virtuali” che hanno preso di mira la sindaca Monisteri sono solo l’ultimo esempio di una generazione che cresce dentro un vuoto educativo spaventoso, in tempi segnati da un vero e proprio “abbandono genitoriale”. Mancano adulti autorevoli, modelli credibili, figure capaci di esercitare una guida. E quando gli adulti arretrano, i giovani riempiono quello spazio con ciò che trovano: violenza, cinismo, nichilismo. È quel “nuovo nichilismo” di cui parla Umberto Galimberti, un sentimento di vuoto che si traduce in comportamenti aggressivi, impulsivi, spesso crudeli.
Le cronache quotidiane, osserva Raffa, raccontano di adolescenti che non conoscono più le regole basilari della convivenza civile: attaccano i compagni, accoltellano coetanei sconosciuti, aggrediscono adulti. E sui social si sentono onnipotenti. Nessuno ha insegnato loro cosa significhi responsabilità digitale, e così usano post e reel come clave, le parole come pietre. È la logica della “simmetria social”: credono che un professore o un sindaco siano sul loro stesso piano, che si possano insultare come si fa in un’azione di cyberbullismo, body shaming o shit storm.
Il caso modicano lo dimostra: quei ragazzi pretendevano che la scuola venisse chiusa per un po’ di vento, come se l’istruzione fosse un fastidio da sospendere alla prima occasione. «La scuola è ormai percepita come un optional», osserva Raffa, «e questo è un segnale gravissimo, perché è l’unico presidio educativo rimasto davvero attivo».
Che fare, allora? Per il pedagogista la risposta è chiara: restituire i genitori ai figli. Ai giovani serve come l’aria un padre vero e una madre autentica, non adulti distratti, assenti o pronti a difendere i figli anche quando hanno torto marcio. Raffa si aspetta pubbliche scuse, non giustificazioni. «Ammettere i propri fallimenti educativi fa bene agli adulti e aiuta i ragazzi a crescere», afferma.
Ma non basta. Serve una riforma profonda della scuola italiana, che non viene ripensata seriamente dagli anni Trenta. Una scuola moderna, capace di tenere il passo dei giovani di oggi, con insegnanti formati non solo sulle discipline ma sulle competenze pedagogiche, empatiche e tecnologiche. Una scuola che sappia leggere i ragazzi, comprenderli, guidarli.
In conclusione, Raffa invita famiglie e istituzioni a un’assunzione di responsabilità collettiva. «Questi ragazzi non sono perduti», dice. «Sono soli. E quando un giovane è solo, l’odio diventa un rifugio. Sta a noi offrirgli alternative».