la metamorfosi
L'ex carcere si rifà il look per diventare un hub culturale. Bar, eventi e nuove sfide nel cuore della città
La struttura rimarrà chiusa per lavori fino all'inizio dell'estate
«Buon Natale da tutto lo staff dell’ex carcere di San Vito! Vi informiamo che la struttura resterà chiusa per lavori interni per un breve periodo. Non vediamo l’ora di rivedervi presto con tante novità». È questo l’ultimo segnale di vita proveniente dall’ex Casa circondariale del centro città, da alcuni mesi tornata a vivere grazie all’intervento di Farm Cultural Park, che ha recuperato parte della struttura restituendola alla collettività dopo decenni di silenzio e abbandono.
Un progetto voluto dalla realtà che già da tempo opera a Favara e Mazzarino grazie alla partecipazione ad un bando disposto dal Demanio dello Stato per l’assegnazione triennale della gestione della porzione dell’ex carcere oggi accessibile e non interdetta per problematiche di sicurezza che ha fatto parlare di sé ed è stato accolto con grande affetto ed interesse dagli agrigentini e non solo.
Il grande edificio però è chiuso da prima di Natale e non riaprirà prima dell’estate. A confermarcelo è Florinda Saeva, che insieme al marito Andrea Bartoli sono le anime di Farm e, anche, di questo nuovo progetto: «Stiamo realizzando alcuni interventi di manutenzione – spiega – ma soprattutto siamo in attesa di alcune novità che possano contribuire a rivitalizzare la struttura e proseguire nel progetto di restituzione. Alcune realtà hanno infatti presentato proposte progettuali a Invitalia per ampliare l’offerta culturale ma anche in termini di servizi da realizzare all’interno dell’ex carcere. Stiamo aspettando di capire se verranno approvate, ma ad ogni modo, apriremo sicuramente i cancelli a giugno».
Nell’idea progettuale iniziale, infatti, si era ragionato della possibilità di ospitare all’interno dei locali del San Vito anche un bar o comunque uno spazio adibito alla ristorazione, questo per rafforzare l’attrattività della struttura, sul cui futuro complessivo però non si è ancora deciso nulla. L’ex carcere è infatti troppo grande, in larghissima parte anche vincolato perché riconosciuto bene monumentale, privo in molti spazi delle condizioni previste per gli edifici pubblici per consentire l’accesso del pubblico. Tramontata l’idea di una musealizzazione, non resta che sperare nella buona volontà dei privati e, onestamente, della loro vocazione al martirio.