beni culturali
Gela, il museo riapre dopo cinque anni ma senza custodi rischia di restare un evento simbolico
Il silenzio della Regione rischiano di trasformarla in un evento simbolico
Era il maggio del 2021 quando gli oltre quattromila reperti del Museo Archeologico di Gela lasciarono le loro vetrine per essere riposti, uno a uno, dentro robuste casse di legno. Un imballaggio necessario in vista della demolizione dell’ala più recente dell’edificio, costruita nel 1984 senza fondamenta e semplicemente appoggiata alla struttura originaria degli anni Cinquanta, che invece le fondamenta le aveva eccome. La demolizione, però, non arrivò subito. Le ruspe si videro soltanto due anni dopo. E così, tra attese infinite e lavori a singhiozzo, il museo è rimasto chiuso al pubblico per cinque lunghissimi anni.
Cinque anni segnati da intoppi, rimpalli di responsabilità, lentezze burocratiche, cambi di vertici, incomprensioni e divergenze tra i soggetti coinvolti nella riqualificazione. Una storia che ha finito per trasformare un intervento necessario in un percorso a ostacoli.
Adesso, finalmente, uno spiraglio. Durante una riunione del Comitato tecnico-scientifico del Parco Archeologico di Gela – che comprende musei e siti archeologici dell’intero Nisseno – il direttore Ennio Turco ha annunciato che i lavori sono ormai alle battute finali. «Si sta lavorando per esporre i reperti nelle vetrine», ha comunicato l’architetto Turco. Una frase che, dopo anni di silenzi e rinvii, suona quasi come una liberazione.
La riapertura è considerata verosimile entro la fine di giugno. Una buona notizia, certo, ma solo a metà. Perché se il museo riaprirà, non ci sarà personale sufficiente per tenerlo realmente aperto.
Oggi i custodi in servizio sono appena sei, e a fine anno diventeranno quattro per due pensionamenti già programmati. Un numero insufficiente persino per garantire l’apertura ordinaria del Museo dei Relitti Greci, inaugurato lo scorso 24 febbraio. È la solita coperta troppo corta: si copre la testa e si scoprono i piedi.
Cosa accadrà a giugno? Si ipotizzano turnazioni ridotte, aperture alternate – un giorno un museo, il giorno dopo l’altro – o soluzioni tampone che però rischiano di trasformare una riapertura attesa da anni in un evento puramente simbolico, buono per qualche foto e poco più.
La tentazione di ricorrere alle associazioni di volontariato è forte, ma non può essere la risposta. Il loro ruolo, per legge e buon senso, può essere solo di supporto ai custodi, non di sostituzione. E così, mentre le vetrine tornano a riempirsi e i reperti riprendono posto, la prospettiva di una fruizione normale – con calendari stabili e orari certi – resta avvolta da una nube di incertezza.
Dalla Regione, al momento, non arrivano segnali su come si intenda affrontare il nodo cruciale: dotare i musei del personale necessario e garantire una gestione adeguata. Senza una risposta chiara, il rischio è che la riapertura del Museo Archeologico, attesa da cinque anni, si trasformi nell’ennesima occasione mancata per la città.