Il progetto Cardimed
"Rain garden" al Tondo Gioeni, è subito polemica: «Opera inutile e rischio crolli»
L'ex direttore generale del Comune di Catania D'Urso contesta l'opera: «Non servirà per gli allagamenti in via Etnea». E risponde l'ideatore, il professore Cirelli: «Lo sappiamo, questo è solo un primo passo. Ne servirebbero molti altri»
Ma come si può dire che il “rain garden” al Tondo Gioeni risolverà gli allagamenti in via Etnea? Lì sotto passa il canale di cintura costruito nel 1956 ed uno dei più importanti della città. L’acqua che distrugge costantemente piazza Duomo non arriva dal Gioeni ma dai viali, non assorbita dalle fogne perché ostruite. A dirlo è l’ingegnere Tuccio D’Urso, già direttore generale del Comune e, negli anni precedenti, tra gli autori del sistema di gronda della città che è «il più grande d’Italia, con circa 60 chilometri».

La sua invettiva è per l’assessore alla Manutenzioni Giovanni Petralia, che ieri aveva definito il progetto - che si chiama Cardimed - come una soluzione per evitare che a ogni forte pioggia l’asse principale della città diventi un fiume in piena. «Assessore prima studia poi fai comunicati», dice, con poca diplomazia. Poi D’Urso aspecifica: «Immettere acque nel sottosuolo senza accurate indagini potrebbe intercettare parti inconsistenti, fatte di sabbia vulcanica, terriccio e pietrame, creando vuoti sotto la carreggiata e i palazzi. È già successo scavando la galleria della metropolitana della stazione Nesima, dove una fogna non raccordata aveva dilavato il terriccio. Quando ci arrivò la ruspa si aprì una voragine».
Ai dubbi di D’Urso risponde però il responsabile scientifico e ideatore del progetto, Giuseppe Cirelli: «Certo, è vero che non risolverà i problemi di allagamento in via Etnea. Questa installazione è dimostrativa e servirà a convogliare acque che provengono da viale Andrea Doria e via Del Bosco». Poi rassicura D’Urso: «Abbiamo scavato fino a 3,5 metri in profondità, e non siamo ancora arrivati al canale di cintura». E non ci sono nemmeno sabbie: «Abbiamo invece trovato roccia, che ci ha fatto rallentare i lavori di due settimane: adesso dovrebbero finire a fine maggio». Cirelli, professore ordinario di Idronomia Ambientale all’Università di Catania, illustra quindi l’obiettivo del “rain garden”. «Il progetto, interamente finanziato dall’Unione Europea con 650mila euro, quindi un centesimo da parte del Comune, è un primo passo verso un concetto di successo in centinaia di aree urbane in Europa e non solo: quello di “città spugna”. Installazioni come quella al Tondo Gioeni si “allagano, di fatto”. L’acqua poi, pian piano penetra nel terreno tramite le piante che faranno anche da fitodepurazione, tornando in falda. Nessun sistema fognario potrebbe fare lo stesso. Centinaia di queste installazioni stanno vedendo la luce in Lombardia, in Veneto, in Emilia Romagna. In Sicilia saremo i primi». Cirelli risponde anche sulle acque che si accumulano a Nesima e poi «scendono» lungo l’asse dei viali. «Vorremo fare questo sistema in zone come gli Orti della Susanna e le sciare nella zona di piazza San Pio X e lungo la circonvallazione, quelle nei pressi del palasport». Il tutto anche perché «le rocce laviche sono altamente permeabili e hanno grande capacità di filtrare: sono perfette per lo scopo». Il che porta a pensare che una città come Catania, in larghe parti costruita su roccia lavica, ha potenzialità enormi. «Ma il sistema è molto più complesso, non basta certo quest’opera. Che, lo ripeto, è dimostrativa».

Cirelli infine sottolinea il ruolo del Comune: «Tutto quello che stiamo realizzando, con l'adesione dell'Amministrazione al progetto europeo, cosa non comune, è dovuto alla caparbietà della dirigente dell'Ambiente Laura Riguccio e soprattutto dalla piena adesione dell'attuale sindaco Enrico Trantino e del professore Paolo La Greca, che era assessore. Il Comune ci ha creduto per collaborare alla redazione del progetto. Quando ci sono queste sinergie, come questa strategica dell'Amministrazione con l'Università di Catania è da sottolineare. Tanté che lo stesso Comune è entrato a far parte dell'Hub nazionale sulle "Nature based solutions", perché può con questo progetto inserirsi al pari di altre città, come Milano, come avanguardia nel drenaggio urbano».
