Attualità
Anche le donne di Modica, Ragusa, Pozzallo e Scicli in piazza per la pace
Lo faranno in maniera inedita sabato 28 marzo aderendo all'attività di sensibilizzazione prevista in altri 121 Comuni italiani
Una trama tenace di fili, colori e impegno civile per opporsi alla violenza armata che infiamma il Medio Oriente e minaccia il pianeta.
Sabato 28 marzo, anche a Modica, Pozzallo, Ragusa e Scicli, le aderenti alla rete nazionale “10 100 1000 piazze di donne per la pace” porteranno in strada i loro manufatti: arazzi, bandiere, tappeti e lenzuola realizzati a mano.
L’iniziativa, che coinvolgerà in simultanea oltre 125 comuni in tutta Italia, non è soltanto una manifestazione, ma il risultato di settimane di lavoro condiviso.
Cucire, ricamare e tessere insieme è diventato un gesto politico: contrapporre l’etica della cura alla logica distruttiva della guerra.
Il percorso avviato nelle piazze siciliane culminerà il 20 giugno a Roma, dove migliaia di donne di ogni età e provenienza si ritroveranno per una grande mobilitazione nazionale.
I lavori a maglia, all’uncinetto o dipinti – frutto dello “stare insieme” – saranno uniti in un unico, immenso messaggio collettivo.
“Le donne, coloro che quotidianamente reggono la vita, non si arrendono alla disumanizzazione e contrastano l’idea falsa e mortifera dell’inevitabilità della guerra”, affermano le promotrici della rete iblea.
Il documento diffuso dalle donne di Modica, Pozzallo, Ragusa e Scicli esprime profonda preoccupazione per l’escalation militare internazionale.
Il grido che si leverà dalle piazze sabato 28 marzo è un appello alla responsabilità contro quella che definiscono una “marea che rischia di travolgere ogni vita”.
L’obiettivo è chiaro: trasformare la paura in azione; superare l’angoscia per gli scenari mediorientali attraverso la partecipazione; sfidare la logica patriarcale e contrapporre la forza delle relazioni e della giustizia alla legge del più forte; sollecitare l’impegno del Governo, pretendendo una posizione netta per lo stop al riarmo e il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
Le piazze del sud-est siciliano diventeranno laboratori a cielo aperto: le cittadine sono invitate non solo a osservare, ma a “finire insieme” i lavori esposti, aggiungendo il proprio punto a una trama che vuole essere, prima di tutto, un potente segnale di speranza.
“Vogliamo, pretendiamo, faremo in modo che la vita continui!” è lo slogan che chiude l’appello delle Donne per la Pace del territorio, decise a dimostrare che la cura è l’unica vera alternativa alla distruzione.