tesori sotto l'asfalto
Il monito di Italia Nostra: "Mai più scempi come nel 1966. Le scoperte nei cantieri idrici siano una lezione"
"La tutela del patrimonio non è un ostacolo, ma la vera ricchezza dello sviluppo". Appello per la musealizzazione dei reperti
Non sono solo tubi e scavi per la nuova rete idrica. Sotto i colpi dei picconi e il sollevamento del vecchio asfalto, Agrigento sta riabbracciando la sua anima più antica. Quella che doveva essere una semplice manutenzione infrastrutturale si è trasformata in un viaggio a ritroso nel tempo, portando alla luce tesori che confermano la straordinaria stratificazione della "più bella città dei mortali".
Un modello virtuoso: sviluppo e tutela a braccetto
Italia Nostra Sicilia, per voce della presidente regionale Nella Tranchina e della responsabile del presidio di Agrigento, Adele Falcetta, esprime un vivo apprezzamento per come si sta gestendo l’emergenza archeologica. Il dato politico e tecnico è rilevante: i ritrovamenti non stanno bloccando il progresso.
«Siamo davanti a un esempio virtuoso di archeologia preventiva – spiegano dall'associazione – che dimostra come lo sviluppo infrastrutturale e la tutela del patrimonio possano e debbano procedere insieme grazie al coordinamento costante della Soprintendenza».
La mappa dei tesori: dal Medioevo ai Greci
Le evidenze emerse delineano un quadro di eccezionale rilevanza scientifica che attraversa i secoli:
Sistemi idraulici: stratificazioni che raccontano come la città gestiva l'acqua attraverso le epoche.
Artigianato: sree produttive dedicate alla lavorazione della ceramica.
Archeologia funeraria: secropoli greche con tombe monumentali che conservano ancora tracce di decorazioni pittoriche originali.
Tracce medievali: Strutture che restituiscono dignità a porzioni di città per troppo tempo sacrificate da uno sviluppo urbanistico selvaggio.
Il monito di Italia Nostra: «Mai più come nel 1966»
Il richiamo alla memoria storica è forte. Italia Nostra riporta l'attenzione sulle denunce della Commissione Martuscelli che, all’indomani della tragica frana del 1966, puntò il dito contro la gestione sconsiderata del territorio. «Le scoperte odierne sono un monito: non è più tollerabile costruire sul passato senza conoscerlo e rispettarlo», sottolineano Tranchina e Falcetta. La lezione del passato è chiara: la terra sotto i piedi degli agrigentini non è solo fango e roccia, ma identità stratificata.
La sfida: verso la musealizzazione
Ora si apre la fase più delicata. Italia Nostra chiede alle istituzioni di non limitarsi alla catalogazione, ma di puntare sulla valorizzazione. L'obiettivo è trasformare questi ritrovamenti in un progetto organico di fruizione pubblica. L'appello è diretto: trasformare un intervento tecnico sui sottoservizi in un volano di crescita culturale e turistica, rendendo fruibili queste testimonianze dove possibile, anche attraverso forme di musealizzazione in situ.
«Agrigento insegna ancora una volta – conclude la nota di Italia Nostra – che la tutela del patrimonio non è un ostacolo allo sviluppo, ma la sua componente più preziosa. Sotto l'asfalto non c'è solo terra, c'è il nostro futuro».