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Attualità

Modica e la chiesetta rupestre spiegata dagli apprendisti cicerone

Numerosi i visitatori che hanno partecipato all'iniziativa promossa nel contesto delle Giornate Fai di primavera

24 Marzo 2026, 00:17

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Modica e la chiesetta rupestre spiegata dagli apprendisti cicerone

Bianca Di Grandi, Alessandro Profetto e Alessio Di Stallo

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Si sono concluse le Giornate FAI di Primavera, che a Modica hanno posto al centro l’attenzione sulla preziosa chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore.

Gli “apprendisti ciceroni” dell’Istituto Comprensivo Santa Marta-Ciaceri e dell’Istituto Superiore Giovanni Verga hanno accompagnato il pubblico alla scoperta di uno dei monumenti più antichi della città, il cui abside, con quattro cicli di affreschi, racconta – come in un libro figurato – la storia della Sicilia dal Medioevo a oggi.

Notevole l’affluenza di visitatori, anche stranieri, guidati dagli studenti con illustrazioni puntuali in francese e in inglese sulle peculiarità e le caratteristiche della chiesetta scavata nella roccia.

Tra gli “apprendisti ciceroni” che hanno accolto il pubblico figuravano anche Bianca Di Grandi, Alessandro Profetto e Alessio Di Stallo, della classe 3ª B dell’istituto Santa Marta-Ciaceri, diretto dalla preside Grazia Basile. Il progetto è stato curato dalle docenti Antonella Abbate, Marisa Mendola e Federica Agosta, mentre l’organizzazione del sito è stata seguita da Sabrina Tavolacci.

Le Giornate di Primavera hanno inoltre dato avvio ai festeggiamenti per il trentennale della chiesa bizantina, aperta nel 1996, quando il Centro Studi sulla Contea di Modica, ente proprietario, acquisì il gioiello rupestre per tutelarlo e restituirlo alla comunità. La gestione fu affidata prima alla Coop. Etnos e successivamente all’Associazione Culturale Via.

Interamente ricavata nella roccia, San Nicolò, detta “Inferiore” per la collocazione a Modica Bassa, fu parrocchia del quartiere grecofono altomedievale e oggi rappresenta la più significativa testimonianza di architettura ipogea del periodo normanno nel Val di Noto.

Il ciclo pittorico, con affreschi databili al XII, XIV e XVI secolo, documenta il passaggio dal rito greco-ortodosso a quello latino, una testimonianza unica nel Sud-Est siciliano, devastato dal sisma del 1693.

La presenza di iconostasi e syntronon suggerisce persino un’origine come chiesa di rito orientale, da collocare attorno al IX secolo.

La scoperta del sito ebbe i contorni del prodigio: l’immagine del Cristo Pantocratore – raffigurazione di Gesù in gloria tipica dell’arte bizantina – apparve infatti a un ragazzo che, alla fine degli anni Settanta, entrò audacemente in un dammuso per recuperare il pallone. Il giovane riferì l’accaduto a Duccio Belgiorno, allora direttore del Museo Civico Archeologico, ma se ne cominciò a parlare ufficialmente soltanto nel 1987.

Considerata la chiesa più antica di Modica, è costituita da un unico vano di circa 45 metri quadrati, con l’abside completamente rivestito da icone in stile bizantino: al centro domina il Cristo Pantocratore, inscritto in una grande mandorla e attorniato da angeli.

Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce, a livello pavimentale, numerose tombe terragne, in larga parte ancora inesplorate.

L’ingrottamento, a causa dei crolli attribuiti al terremoto del 1693, risulta amputato nella parte anteriore e occultato dall’ex chiesa in muratura di San Nicolella, oggi adibita a garage.

Nel 2021 San Nicolò Inferiore è divenuta “Luogo del Cuore” del Fondo Ambiente Italiano, che ha finanziato il restauro degli affreschi.

Da trent’anni la chiesa accoglie visitatori da ogni parte del mondo, a testimonianza di una Modica che non è soltanto barocco o cioccolato: c’è un patrimonio più segreto, e non meno affascinante, da scoprire in un itinerario dedicato al trogloditismo siciliano, che in quest’area richiama luoghi come le grotte di Chiafura a Scicli e il paesaggio rupestre di Cava d’Ispica.