la rivoluzione
Sanità digitale, l’Opi lancia la sfida: “L’Intelligenza Artificiale supporta, non sostituisce l’infermiere”
L’AI entra in corsia: ecco come l’algoritmo regala più tempo al rapporto infermiere-paziente
Può un algoritmo restituire tempo al rapporto umano tra infermiere e paziente? La risposta, emersa con forza durante il convegno promosso dall' Opi di Agrigento, è un "sì" convinto, a patto che la tecnologia resti un supporto e mai un sostituto del giudizio clinico. Nella sede dell'Ordine, una platea di professionisti si è riunita per esplorare il confine tra Intelligenza Artificiale (AI) e Medicina basata sulle evidenze, sotto il patrocinio della Fnopi.
Più tempo per la cura, meno per la burocrazia
Il concetto cardine è l'automazione intelligente. "L'AI può supportare l'infermiere nella rilevazione dei parametri vitali, nella gestione dei turni o nella documentazione sanitaria" – ha spiegato Salvatore Occhipinti, presidente di Opi Agrigento. L’obiettivo è paradossale ma affascinante: usare le macchine per essere più umani. Delegando i compiti ripetitivi all'intelligenza artificiale, il professionista recupera minuti preziosi da dedicare all'assistenza diretta al letto del paziente. Anche nel triage, l'AI può offrire valutazioni rapide, ma Occhipinti ammonisce: "Non si può prescindere dalla valutazione umana".
Il dilemma dell'errore: addestrare le macchine con la scienza
Se le potenzialità sono incredibili, il rischio di "allucinazioni" o errori del software è ancora presente. "Le tecnologie non sono ancora mature al punto da non commettere errori" – ha sottolineato Pietro Giurdanella (Fnopi) – "per questo l’infermiere deve avere piena coscienza dello strumento che utilizza".
La soluzione arriva dal rigore scientifico. Dario Taborelli, CEO di DatAimed, ha evidenziato come la tecnologia corra più veloce delle leggi, rendendo necessaria una validazione clinica rigorosa negli ospedali. Per ridurre i margini d'errore, come spiegato dal CTO Giorgio Maritano, i modelli di AI vengono "nutriti" esclusivamente con dati provenienti dalle banche dati più autorevoli e riviste scientifiche certificate, evitando il rumore di fondo del web non verificato.
Il cuore resta umano
Nonostante la spinta verso il digitale, il focus resta il legame unico tra chi cura e chi è curato. "Noi non siamo macchine, ma le macchine ci possono aiutare" – ha concluso Pasquale Iozzo (Asp Agrigento). Il timore che l’AI possa freddare il rapporto umano viene superato da una visione collaborativa: lo strumento digitale come "assistente ombra" che potenzia la sicurezza delle cure, lasciando all'infermiere il ruolo insostituibile di custode dell'empatia e della relazione.