Attualità
Centro storico di Modica ridotto ai minimi termini, la lettera aperta di una libraia: "Proviamo a fare qualcosa"
La missiva è indirizzata alla sindaca Monisteri e alla presidente del civico consesso Minardo
Un appello pubblico, diretto al sindaco e al presidente del consiglio comunale di Modica, riaccende il dibattito sul futuro del centro storico.
A lanciarlo è Piera Ficili, libraia e titolare di un esercizio su corso Umberto, che chiede alle istituzioni cittadine “un confronto reale e positivo” in aula consiliare.
“Non sono avvezza a lamentarmi senza proporre,” premette.
“Il centro storico è in grande difficoltà, ma non credo sia una crisi irreversibile. Resilienti come Modica è.”
Ficili descrive un cuore della città svuotato, specie nei fine settimana, e invoca un cambio di passo: “Quanta desolazione di saracinesche abbassate, vetrine spoglie e locali abbandonati. Non è bello e non è Modica.”
Una situazione che, secondo lei, può avere ricadute anche sul piano della sicurezza: “Probabilmente anche gli episodi di microcriminalità ne sono una conseguenza.”
La richiesta è chiara: convocare un consiglio comunale aperto a Palazzo San Domenico, per ascoltare direttamente commercianti e residenti.
“Vi chiedo di aprire un confronto nel luogo deputato a farlo e che rappresenta tutta Modica: il consiglio comunale,” afferma. “Il consiglio comunale aperto è l’avvio delle soluzioni, l’unico luogo dove ascoltare la nostra viva voce, senza deleghe e senza deroghe.”
Nessuna caccia ai colpevoli, ma un metodo e un percorso, a partire da interventi immediati e concreti.
“Possiamo fare ancora qualcosa e farla bene, partendo da cose semplici per poi costruire piani più complessi,” spiega Ficili. “Non arriverò con un sacco di lamenti o con sogni impossibili. Dirò cose possibili, fattibili, percorribili anche in un momento difficile come questo.”
La libraia guarda anche fuori dai confini cittadini: “A Vittoria e Ragusa stanno cercando vie di soluzione,” osserva, citando con favore i servizi di Video Regione “con un taglio propositivo e non di critica fine a se stessa”.
E prende le distanze dalle polemiche senza sbocco: “Continuare a scrivere sui social serve a nulla se non a bearsi di inconcludenza. Serve confrontarsi in aula, capire e trovare le strade per risolvere.”
Ficili non parla a nome di categorie o associazioni, ma a titolo personale, pur confidando in una partecipazione ampia: “Non sono portavoce di nessuno se non di me stessa e del disagio che provo. Verrò – e sono sicura anche altri – per costruire e farlo proponendo in modo concreto.”
E conclude con un invito alle istituzioni: “Il cuore di Modica deve tornare a essere un luogo dove poter vivere e lavorare. Fate del consiglio comunale aperto il primo passo.”