English Version Translated by Ai
29 marzo 2026 - Aggiornato alle 11:40
×

Attualità

Marina di Ragusa, lo scatto social diventa una denuncia pubblica rivolta a tutti: "E' così che educate i vostri figli?"

L'abbandono e la sporcizia sono di casa soprattutto il sabato sera. Come intervenire?

29 Marzo 2026, 10:50

10:51

Marina di Ragusa, lo scatto social diventa una denuncia pubblica rivolta a tutti: "E' così che educate i vostri figli?"

Ecco lo stato in cui sono state trovate alcune sedute del lungomare

Seguici su

A Marina di Ragusa, in prossimità del porto turistico, un semplice scatto condiviso sui social è diventato il punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra giovani, spazi pubblici ed educazione civica. L’immagine mostrava rifiuti abbandonati a terra: resti di una serata trascorsa all’aperto, lasciati lì da ragazzi descritti nel post come “figli modello”, quelli che spesso vengono celebrati per l’ultimo acquisto alla moda o per la macchinina nuova, ma che poi non sanno compiere il gesto più elementare del vivere comune, come gettare un rifiuto in un cestino o rispettare la raccolta differenziata.

Un episodio che racconta un problema più grande. L’episodio non è isolato e non riguarda solo Marina di Ragusa. È il sintomo di una difficoltà diffusa: la distanza crescente tra il benessere materiale garantito ai più giovani e la capacità di trasmettere loro il senso del limite, della responsabilità e della cura dei luoghi condivisi. Il post denuncia proprio questo scarto: l’attenzione alle apparenze, ai consumi, ai simboli di status, contrapposta alla mancanza di gesti minimi di rispetto verso la comunità.

La fragilità degli spazi pubblici. Le località costiere, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso, diventano luoghi delicati. Il porto turistico di Marina di Ragusa è uno dei punti più frequentati della fascia costiera iblea: un luogo di incontro, passeggio, socialità. Quando questi spazi vengono trattati come zone di nessuno, il danno non è solo estetico. Si incrina il patto implicito che tiene insieme una comunità: la consapevolezza che ciò che è pubblico appartiene a tutti e, proprio per questo, va custodito.

Il ruolo delle famiglie. Il post chiama in causa direttamente i genitori, non per accusare, ma per ricordare che l’educazione alla civiltà non è un accessorio. Non basta offrire ai figli oggetti, comfort e libertà: serve accompagnarli nella comprensione del valore dei gesti quotidiani. Raccogliere un rifiuto, rispettare un luogo, non sporcare una panchina o una spiaggia non sono dettagli: sono la base della convivenza.

Una responsabilità condivisa. L’episodio di Marina di Ragusa diventa così un invito a ripensare il modo in cui si abita il territorio. Le istituzioni possono intervenire con controlli e pulizia, ma la vera differenza la fa la cultura diffusa del rispetto. Una cultura che si costruisce in famiglia, a scuola, nei gruppi di amici, negli spazi pubblici stessi.