medicina
Operato al cervello senza anestesia: la nuova frontiera dell'ipnosi medica
"Ascoltavo solo la voce e muovevo il piede". Il racconto emozionante e in prima persona del paziente sottoposto a chirurgia "awake" senza l'uso di sedazione profonda
Un avanzamento rilevante per la medicina arriva dall’IRCCS Neuromed di Pozzilli, nel Molise, dove l’alta tecnologia chirurgica incontra le risorse della mente. L’istituto ha portato a termine la rimozione di una lesione cerebrale con la tecnica “awake” (a paziente vigile), potenziandola in modo inedito grazie all’ipnosi clinica.
Questo approccio ha consentito di salvaguardare le funzioni neurologiche e di garantire un’esperienza operatoria più serena e poco traumatica. La chirurgia “awake” è imprescindibile quando si interviene in prossimità delle cosiddette “aree nobili” del cervello, sedi cruciali per linguaggio, memoria, calcolo e movimento.
Nel caso specifico, la lesione era localizzata all’interno di un’area motoria che governa il movimento del piede. Durante l’operazione, la collaborazione attiva del paziente è decisiva: eseguendo i semplici compiti richiesti dall’équipe, si può monitorare in tempo reale lo stato delle funzioni cerebrali, guidando così l’azione del neurochirurgo con estrema precisione. La vera novità è stata l’integrazione dell’ipnosi clinica, utilizzata per modulare dinamicamente lo stato di coscienza.
In questo modo si sono alternate fasi di interazione attiva, necessarie al monitoraggio motorio, a momenti di profondo rilassamento nei passaggi non collaborativi della procedura. Il neuropsicologo Marco Ciavarro ha spiegato che il percorso di preparazione, avviato già dal giorno precedente all’intervento, ha aiutato il paziente a mantenere un’elevata concentrazione e a isolarsi efficacemente dagli stimoli ambientali della sala operatoria.
Dal punto di vista clinico e anestesiologico i benefici sono stati notevoli. L’anestesista Svitlana Kaskiv ha sottolineato come l’ipnosi abbia garantito un’eccellente stabilità intraoperatoria, permettendo di ridurre in modo marcato l’impiego di anestetici e ansiolitici.
La diminuzione dei farmaci ha inoltre favorito una migliore tolleranza all’anestesia locale sul cranio nelle fasi iniziali. Vincenzo Esposito, responsabile della Neurochirurgia II del Neuromed, precisa: “L’ipnosi non è qualcosa di magico, ma uno strumento che consente di mettere il paziente a proprio agio e ridurre in modo significativo l’ansia legata alla chirurgia da sveglio”.
La minore componente ansiosa si traduce in una valutazione più accurata dei parametri vitali e in un iter operatorio più fluido, sicuro e spesso più rapido. A confermare il successo dell’approccio multidisciplinare sono anche le parole del paziente che, a soli due giorni dall’intervento, ha raccontato: “La sala operatoria è passata liscia, non sentivo dolore. Ascoltavo solo la voce che mi guidava e riuscivo a fare quello che mi veniva chiesto, come muovere il piede. Pensavo ai miei figli. Per me è durato molto meno di quanto è stato realmente”.