Attualità
Marina di Ragusa, un nuovo defibrillatore al porto turistico
Il dono dell'Avo e il ringraziamento del sindaco Cassì
L’installazione di un nuovo defibrillatore al Porto Turistico di Marina di Ragusa, donato dall’Associazione Volontari Ospedalieri (AVO), si inserisce in un percorso che negli ultimi mesi sta rendendo il capoluogo ibleo sempre più attento alla prevenzione e alla tutela della salute.
Le parole del sindaco Peppe Cassì – “Il cuore dei ragusani fa bene al cuore” – trovano riscontro in una serie di interventi mirati a rafforzare la rete dei presìdi salvavita sul territorio.
Negli ultimi giorni Ragusa ha visto incrementare il numero di Dae disponibili grazie a diverse elargizioni. Il Comune ha annunciato l’arrivo di tre nuovi apparecchi, frutto dell’altruismo di associazioni e privati: uno messo a disposizione dal Rotary Club Ragusa, un altro dall’Unitre e un terzo offerto in memoria dell’ortopedico Vittorio Burrafato, prematuramente scomparso.
I dispositivi saranno collocati nelle aree a maggiore afflusso, come Ibla e Marina, e uno sarà affidato alla Polizia municipale per gli interventi in mobilità.
A queste iniziative si aggiunge la recente attivazione di una postazione salvavita in via Colajanni, sempre grazie all’AVO, nell’ambito del progetto “Ragusa città sicura”, che mira a diffondere la cultura della prevenzione e della tempestività nelle emergenze cardiache.
La presenza di istituzioni, volontari e operatori sanitari ha evidenziato il valore di una sinergia che pone al centro la salute pubblica.
La posa del defibrillatore al Porto Turistico rappresenta così un tassello di un mosaico più ampio: una città che si dota di strumenti concreti e, al tempo stesso, una comunità che risponde con sensibilità e partecipazione.
Lo slancio civico richiamato dal sindaco non è un principio astratto, ma un comportamento che si traduce in gesti tangibili, capaci di salvare vite e rafforzare il senso di appartenenza.
In questo quadro, la diffusione dei defibrillatori non è soltanto un investimento in sicurezza, ma anche un segnale culturale: la consapevolezza che la cura reciproca è un valore condiviso.