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1 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:27
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Il caso

Il paradosso gelese di una gestione idrica che oscilla tra emergenze e immobilismo

Il sen. Pietro Lorefice interroga il governo sul dissalatore privo di autorizzazioni ambientali e sull'acqua delle dighe sversata a mare

01 Aprile 2026, 15:21

16:05

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Pietro Lorefice (M5s) Senato

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In Sicilia l’acqua continua a essere terreno di contraddizioni, e Gela ne rappresenta uno dei casi più evidenti, il simbolo di una gestione idrica che alterna emergenze e immobilismo, mentre la Sicilia continua a oscillare tra scarsità e sprechi.

Il senatore del M5S Pietro Lorefice ha presentato due interrogazioni parlamentari che fotografano una situazione in cui emergenza e inefficienza sembrano  procedere in parallelo. La prima riguarda il dissalatore di Gela, entrato in funzione nell’agosto 2025 per far fronte alla crisi idrica ma ancora privo delle autorizzazioni ambientali definitive. L’impianto, già collegato al sistema idrico cittadino, scarica in mare le salamoie prodotte dal processo di dissalazione, un aspetto che rende indispensabili monitoraggi accurati e trasparenti. Lorefice chiede al Governo su quale base giuridica si sia deciso di avviare l’impianto, a che punto siano le procedure autorizzative e perché i dati ambientali non siano stati resi pubblici, sottolineando che l’emergenza non può diventare un pretesto per aggirare le regole.

La seconda interrogazione riguarda invece le dighe Comunelli, Disueri e Cimia, infrastrutture strategiche per l’irrigazione della Piana di Gela che, nonostante le piogge e gli investimenti già stanziati, continuano a non invasare l’acqua. Gli invasi non trattengono le risorse disponibili e si registrano sversamenti che si traducono in sprechi inaccettabili in un territorio dove agricoltori e imprese subiscono danni economici e occupazionali. Lorefice chiede chiarimenti sullo stato dei lavori, sulle cause dei ritardi e sull’attivazione immediata di misure straordinarie per aprire i cantieri.

Le due vicende, apparentemente distinte, compongono un quadro unico: da un lato un impianto avviato senza tutte le garanzie ambientali, dall’altro infrastrutture esistenti che non riescono a svolgere la loro funzione.