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3 aprile 2026 - Aggiornato alle 20:19
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Sanità

Un caso di scabbia norvegese in un minore gelese

Il sindaco firma un'ordinanza disponendo la sanificazione dell'abitazione della famiglia

03 Aprile 2026, 18:03

18:10

Un caso di scabbia norvegese  in un minore gelese

L'ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo

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Un caso di scabbia norvegese, una delle forme più gravi e contagiose della malattia, è stato registrato nel mese di febbraio a Gela e ha riguardato un minore successivamente ricoverato all’ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo. È stato lo stesso presidio sanitario a trasmettere una comunicazione ufficiale al Comune, attivando così la procedura di verifica da parte dei settori Servizi sociali e Ambiente. Gli accertamenti hanno portato il sindaco a firmare un’ordinanza con cui si dispone un intervento di sanificazione dell’abitazione della famiglia, un immobile su due piani, attraverso l’utilizzo di idrogeno. Dalla relazione dei Servizi sociali è emerso che il nucleo familiare del minore vive in condizioni di grave disagio economico e sociale. Le condizioni igienico–abitative dell’immobile sono state giudicate incompatibili con adeguati standard di salubrità, rendendo necessario procedere con misure preventive di profilassi, preliminari alla sanificazione.

La scabbia norvegese, nota anche come scabbia crostosa, è una variante particolarmente severa della scabbia comune. È causata dallo stesso acaro microscopico, ma si distingue per la presenza di un numero molto elevato di parassiti che scavano nella pelle, provocando spesse croste e un’eruzione cutanea estesa. Colpisce soprattutto persone con un sistema immunitario compromesso, come anziani, soggetti affetti da HIV/AIDS o pazienti sottoposti a chemioterapia. Anche condizioni di vita affollate, scarsa igiene personale e contatti prolungati pelle a pelle con individui infetti aumentano significativamente il rischio di contagio.

Il riconoscimento tempestivo e la gestione adeguata dei casi sono fondamentali per evitare la diffusione della scabbia norvegese, soprattutto nelle comunità più vulnerabili. In questo contesto, l’intervento coordinato tra ospedale, Comune e servizi territoriali rappresenta un passaggio essenziale per tutelare la salute pubblica e garantire condizioni di vita dignitose alle famiglie coinvolte.