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4 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:03
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Società

Silenzio e mestizia a Ibla con il Cristo morto e l'Addolorata

Ieri sera la processione del Venerdì santo tra le viuzze barocche

04 Aprile 2026, 16:30

Silenzio e mestizia a Ibla con il Cristo morto e l'Addolorata

Il Cristo morto tra le viuzze barocche

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Ragusa Ibla si è lasciata avvolgere da una quiete mesta, in una sera destinata a fissarsi nella memoria collettiva. Tra i capolavori del barocco tutelati dall’Unesco, la processione del Venerdì santo ha attraversato il centro storico come un lungo respiro trattenuto, trasformando le strade di pietra in un luogo di meditazione e dolore condiviso.

Malgrado il cielo incerto, numerosi fedeli hanno preso parte al rito che, nel cuore della Settimana santa, segna il momento spirituale più intenso e atteso: la celebrazione della Passione del Signore, vissuta nella sua dimensione più profonda.

Dal duomo di San Giorgio, in un’atmosfera carica di attesa, sono usciti i simulacri del Cristo morto e dell’Addolorata. La loro presenza, insieme solenne e fragile, ha guidato il corteo lungo le principali arterie di Ibla.

Ai lati, due ali di devoti con il cero votivo tra le mani hanno rischiarato il percorso con una luce tremula, quasi a voler custodire il dolore che la tradizione affida a questa notte.

Il clero delle chiese del quartiere, guidato dal parroco del duomo, don Giuseppe Antoci, ha accompagnato il cammino con la sobrietà e la compostezza che da sempre contraddistinguono questo appuntamento.

A rendere l’atmosfera ancor più intensa è stato il contributo dell’associazione musicale “San Giorgio”, le cui note hanno scandito il passo dei portatori, amplificando il senso di drammaticità che pervade la città in questo giorno.

Ogni suono, ogni movimento, ogni sguardo rivolto ai simulacri sembrava riportare a una storia antica: quella della più longeva processione di Ragusa, documentata sin dal 1713 e capace, da oltre tre secoli, di parlare alla comunità con immutata forza.

Il Cristo morto e l’Addolorata non sono soltanto simboli religiosi: esprimono la fede radicata degli abitanti dell’antica città, una devozione che nel tempo ha generato le numerose chiese disseminate in questo lembo di territorio.

A custodire e animare i momenti di più alta spiritualità sono state anche le confraternite, protagoniste del “Quarantore di adorazione del Santissimo Sacramento” e delle processioni che, da domenica scorsa fino alla sera del Venerdì santo, hanno accompagnato la comunità verso la Pasqua.

Il corteo si è sciolto nella stessa compostezza con cui era iniziato, lasciando nell’aria l’eco di un’attesa non soltanto rituale ma profondamente umana: l’attesa della Resurrezione, della luce che segue il dolore, della speranza che torna a farsi strada. Ragusa, ancora una volta, ha risposto con partecipazione e devozione a un appuntamento che non è solo tradizione, ma identità.