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6 aprile 2026 - Aggiornato alle 15:27
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la denuncia

Case popolari, l'assurdo paradosso dell'Imu: lo Iacp incassa 50 euro d'affitto ma ne paga 250 di tasse

Il neopresidente Pietro Medici denuncia un corto circuito istituzionale che mette a rischio le manutenzioni e l'equilibrio dell'ente

06 Aprile 2026, 13:14

13:20

Emergenza abitativa, parla Pietro Medici (Iacp): "Riqualificheremo le palazzine, sono un patrimonio da tutelare"

Pietro Medici, presidente dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Agrigento

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Sono stati pensati per chi ha meno e, per questo, gli enti che li hanno costruiti o li gestiscono e ne devono curare la manutenzione, dovrebbero aver diritto ad una concreta agevolazione sui costi quantomeno dal punto di vista della tassazione. Ma non è così, almeno nell’Agrigentino.

Stiamo parlando dei cosiddetti “alloggi sociali”, appartamenti gestiti dall’Istituto autonomo case popolari. Strutture abitative rivolte appunto in primis alle fasce deboli, con canoni di affitto molto ridotti che è già un gran problema riscuotere integralmente dagli affittuari.

Stando ai dati diffusi dallo stesso Iacp, l’evasione si attesta su circa il 70%, tanto che l’Istituto pochi mesi fa ha firmato una convenzione con l’Agenzia delle entrate per riscuotere le somme fin qui non versate da parte degli inquilini. Un’esposizione economica pesantissima, che rischia di paralizzare lo stesso ente, che oltre a gestire tutti gli aspetti burocratici di un patrimonio immobiliare di oltre 4.300 abitazioni deve occuparsi della manutenzione degli stessi. Proprio in questi giorni, ad esempio, è stato siglato dal direttore generale, Teresa La Russa, un contratto da quasi 354mila euro per interventi in diversi centri tra cui Agrigento.

C’è però una minaccia per l’equilibrio finanziario dello Iacp e non sono gli abusivi o i morosi: ma gli stessi Comuni. L’Istituto, infatti, riceve da anni periodicamente richieste di pagamento dell’Imposta municipale propria sugli immobili da parte dei Municipi, al punto che in alcuni casi si sarebbe arrivati fino alla fase del decreto ingiuntivo, che sono stati però impugnati in Tribunale.

Questo perché, secondo lo Iacp, questi importi non sono dovuti. La giustificazione arriva da un decreto ministeriale del 2008, che definisce appunto la nozione di “alloggio sociale”, chiarendo che questi rientrano tra le fattispecie di edilizia residenziale pubblica che possono beneficiare del regime di esclusione o agevolazione Imu, a condizione che l'alloggio sia effettivamente adibito ad abitazione principale dei soggetti assegnatari.

Nonostante questo, ad oggi, a fronte di un canone mensile di circa 50 euro incassate dallo Iacp – escludendo ovviamente la morosità – l’Istituto si trova a dover pagare anche 250 euro annui di imposta municipale propria per ogni singola casa.

«Si tratta di un corto circuito istituzionale – spiega il neopresidente dell’Istituto, l’avvocato Pietro Medici – e non si capisce chi deve restare alla fine con il cerino in mano. L’ente, a fronte delle somme che riceve dagli affittuari si trova a dover garantire l’abitazione, la manutenzione eccetera e ci troviamo a dover pagare anche l’Imu per un alloggio che è sociale e andrebbe esentato. Stiamo avviando un’interlocuzione con i Comuni, cosa mai fatta in tutti questi anni, per ragionare con loro di questa vicenda».

È questo il senso, ad esempio, della riunione svoltasi con l’Amministrazione comunale di Agrigento nei giorni scorsi. Nel capoluogo solo una parte degli immobili sarebbe stata tassata, e il problema parrebbe risolvibile in breve tempo, ma alle porte dello Iacp c’è chi continua a bussare per recuperare somme già messe in bilancio. Un esempio sono, tra gli altri, i Comuni di Ravanusa, Campobello di Licata e Porto Empedocle, mentre alcune realtà, come ad esempio San Giovanni Gemini, hanno già applicato nel regolamento comunale lo sgravio.