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10 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:38
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Attualità

Gestione appalto rifiuti a Ragusa, lettera aperta di Legambiente: "Ecco gli errori che fanno aumentare la Tari"

L'associazione ambientalista chiarisce i motivi di una gestione da parte dell'ente di palazzo dell'Aquila che sembra essere non all'altezza della situazione

10 Aprile 2026, 00:09

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Legambiente Ragusa ha diffuso una lettera aperta indirizzata al Comune per chiedere trasparenza e il pieno rispetto delle norme sulla gestione dei rifiuti. Motivo dell’intervento: sollecitare l’istituzione del comitato indipendente previsto dall’articolo 4, comma 2, lettera n) della legge regionale 9/2010, incaricato di affiancare l’ente nella verifica dello stato di attuazione della raccolta differenziata e della qualità del servizio reso dal gestore, e ottenere chiarimenti su penalità e maggiori costi applicati nel servizio di igiene urbana. L’associazione ricorda di aver già inviato, oltre un anno fa, una prima nota formale e di non aver ricevuto alcun riscontro.

In quella sede chiedeva anche se il Comune avesse: - applicato al gestore le penalità per il mancato raggiungimento della soglia del 75% di raccolta differenziata; - imposto al gestore la compartecipazione al 50% dei maggiori costi dovuti agli scarti eccedenti la franchigia, come da capitolato d’appalto. Secondo Legambiente, le istanze sono cadute su “un muro di gomma”, alimentando la sensazione che “il Comune di Ragusa nella gestione dei rifiuti abbia qualcosa da nascondere”. Nel documento, il circolo ragusano richiama inoltre la transazione dell’ottobre 2024 relativa a un contenzioso con il gestore, maturato anche a causa dei ritardi nella preparazione della nuova gara – ritardi che, evidenzia l’associazione, hanno imposto 18 mesi di proroga del servizio. A fronte di una richiesta del gestore pari a 1.855.694,56 euro, il Comune avrebbe già corrisposto, fino ad aprile 2026, circa 2 milioni di euro. Un esito che contrasterebbe con precedenti dichiarazioni dell’Amministrazione, secondo cui “non doveva alcuna somma al gestore”.

Legambiente contesta poi la scelta di chiudere con un accordo transattivo, e non tramite contenzioso, chiedendo perché – pur dovendo riconoscere i costi di trasporto oltre i 60 chilometri in base a una sentenza del tribunale delle imprese – sia stato concesso: - un aumento del canone indicizzato all’ISTAT FOI superiore al 7% dal 1° novembre 2024; - una somma forfettaria di 750.000 euro. Secondo l’associazione, l’adeguamento del canone doveva essere calcolato “voce per voce”, come stabilito dalla sentenza del Tar Cagliari n. 384 del 17 maggio 2024, e non sull’intero indice FOI; tanto più che circa due terzi del corrispettivo, legati al costo del personale, avrebbero registrato incrementi modesti. Una decisione che, alla luce anche della sentenza del Consiglio di Stato n. 2787 del 5 maggio 2025, avrebbe prodotto un aggravio di circa 1 milione di euro, con ripercussioni sulla TARI. Per queste ragioni, Legambiente annuncia un’ulteriore lettera all’Amministrazione per chiedere chiarimenti e responsabilità sull’intera vicenda e sui costi ricaduti sulla cittadinanza. La chiusura è netta: “Non possono essere sempre i cittadini a dover pagare.”