l'incontro
Trapani chiama a raccolta il territorio: porto, Zes e saline al bivio di una scelta che può ridisegnare la costa
La riunione convocata dal sindaco Giacomo Tranchida mette nello stesso tavolo ambiente, logistica e sviluppo
Trapani vive nella sua più evidente contraddizione: la sua fragilità coincide con la sua forza. Una lingua di terra protesa sul mare, compressa tra porto, saline, traffici commerciali, flussi turistici e un paesaggio senza eguali in Sicilia. In un contesto simile basta spostare un camion, dragare un fondale, aprire una nuova arteria stradale o ridefinire un perimetro perché l’equilibrio si incrini. Da qui il significato del vertice convocato dal sindaco Giacomo Tranchida: non una semplice riunione amministrativa, ma un passaggio politico e territoriale che prefigura una scelta di rotta.
L’appuntamento, promosso dal Comune, riconduce entro un’unica cornice quattro dossier che da mesi animano il dibattito pubblico: la candidatura delle saline a Riserva della Biosfera MaB UNESCO; il nodo della Zes e il progetto dell’interporto di Milo; il sistema delle infrastrutture viarie e logistiche; infine il capitolo delle comunicazioni e dei contributi dei soggetti coinvolti.
Tematiche distinte soltanto in apparenza, perché a Trapani tutela ambientale e pianificazione della mobilità non possono più procedere come binari separati.
Il perimetro degli interlocutori sarà ampio: istituzioni regionali e locali, Camera di Commercio, associazioni d’impresa, sindacati, operatori portuali e aziende. Un “sistema istituzionale” chiamato a esprimersi non su una singola opera ma su una visione complessiva.
La novità sta proprio qui: mettere allo stesso tavolo soggetti che negli ultimi anni hanno spesso dialogato da posizioni distanti, talvolta conflittuali, tra esigenze di salvaguardia del paesaggio, aspettative di crescita e cronici ritardi infrastrutturali.
Le saline non sono uno scenario, ma una vera infrastruttura ecologica e culturale. Il complesso di Trapani e Paceco, in continuità con il sistema che dialoga con Marsala, non è solo un paesaggio identitario: è un ecosistema vivo, plasmato dal lavoro umano e dalla persistenza di pratiche produttive antiche.
La Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco, che nel 2025 ha compiuto 30 anni, è riconosciuta a livello internazionale anche sotto il profilo naturalistico. Il WWF Italia, che la gestisce, richiama un patrimonio di oltre 230 specie di uccelli censite e sottolinea il ruolo delle saline attive lungo una delle principali rotte migratorie tra Europa e Africa.
Per questo la candidatura MaB UNESCO non è un semplice marchio da spendere in chiave turistica, ma un modello di governo del territorio che tenga insieme biodiversità, attività economiche, cura del paesaggio e comunità residenti.
Il programma Man and the Biosphere dell’UNESCO, tramite il comitato nazionale coordinato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, valuta infatti siti capaci di dimostrare questa coesistenza tra conservazione e sviluppo sostenibile.
Negli ultimi mesi il percorso ha compiuto passi concreti. Un provvedimento del Libero Consorzio Comunale di Trapani, pubblicato nel 2026, richiama lo schema di atto costitutivo del comitato “MaB UNESCO delle Saline di Sicilia” e sancisce l’adesione dell’ente al progetto, segnale istituzionale che fotografa il consolidarsi di una regia territoriale più ampia.
Anche l’area camerale e diversi attori del territorio hanno già espresso sostegno, a conferma che il dossier non è più affare esclusivo di ambientalisti o addetti ai lavori. Intanto la riserva continua a restituire indicatori ecologici rilevanti: nel maggio 2025 il WWF ha documentato la prima nidificazione accertata dell’Occhione nella storia dell’area protetta, un indicatore della qualità ambientale raggiunta. La richiesta di riconoscimento, dunque, si fonda non solo sul valore estetico, ma su evidenze scientifiche.
Il punto più delicato riguarda la convivenza tra porto e possibile riconoscimento UNESCO. Quando entrano in scena parole come porto, retroporto, interporto e sviluppo logistico, il rischio di cortocircuito è concreto.
L’incontro si configura così come un momento di chiarimento pubblico, prima ancora che decisionale. Una parte dell’opinione pubblica teme che un sigillo internazionale si traduca in un vincolo rigido capace di frenare opere ritenute essenziali per il rilancio economico.
Ma il programma MaB, per sua natura, non coincide con un regime di interdizioni: opera per zonazioni, obiettivi di sostenibilità e una governance multilivello. Il tema vero non è scegliere tra tutela e sviluppo, bensì definire quali interventi siano compatibili con il valore ecologico e paesaggistico delle saline e quali, invece, ne comprometterebbero l’equilibrio.
Ecco perché il vertice di Trapani ha una valenza concreta. Se il territorio riuscirà a costruire un linguaggio comune, la candidatura MaB potrà diventare il quadro di riferimento entro cui far maturare scelte infrastrutturali più intelligenti, selettive e meno invasive.
In caso contrario, il rischio è duplice: perdere slancio sul fronte ambientale e restare fermi anche su quello logistico. In una città dove ogni spostamento ridefinisce l’assetto, la differenza la farà la capacità di tenere insieme, finalmente, le ragioni del paesaggio e quelle dell’economia.