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10 aprile 2026 - Aggiornato alle 13:17
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l'incontro

Enna rimette al centro la Sicilia che resiste: confronto su lavoro, servizi e futuro delle aree interne

All’Università Kore va in scena il primo banco di prova di un’alleanza che prova a trasformare lo spopolamento e lo sviluppo

10 Aprile 2026, 12:11

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L'università Kore di Enna

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In Sicilia le aree interne comprendono il 79,5% dei comuni dell’isola e ospitano quasi il 47,9% della popolazione. È da questo paradosso che parte il convegno “Da marginalità a centralità: lo sviluppo e il futuro delle Aree Interne della Sicilia”, in programma mercoledì, alle 14:30, all’Auditorium “N. Colajanni” dell’Università degli Studi di Enna “Kore”. Non un appuntamento qualsiasi, ma il primo passaggio pubblico di una strategia che ambisce a riportare il cuore geografico dell’isola al centro del dibattito economico e sociale.

L’iniziativa nasce infatti dal protocollo d’intesa firmato lo scorso gennaio da Cisl Sicilia, Conferenza Episcopale Siciliana e Università Kore di Enna. L’obiettivo è chiaro: costruire un percorso coordinato di studio, analisi, ascolto dei territori e coinvolgimento delle comunità locali per affrontare, con strumenti più solidi, i nodi strutturali delle zone interne siciliane. L’accordo prevede una collaborazione biennale, rinnovabile, con il sostegno a ricerche, borse di studio, premi di laurea e momenti pubblici di confronto. 

Il convegno di Enna arriva come primo test di credibilità. Sul tavolo ci sarà una prima analisi delle condizioni socio-economiche delle aree interne siciliane, ma soprattutto l’avvio di un confronto tra istituzioni, mondo produttivo, accademia, rappresentanze sociali e Chiesa. La scelta del titolo — “Da marginalità a centralità” — contiene una tesi politica, prima ancora che accademica. E cioè che le aree interne non possono più essere considerate un costo da compensare, bensì una risorsa strategica da valorizzare in una regione che ha bisogno di riequilibrare territorio, servizi, infrastrutture e opportunità.

Un’agenda che parte dai problemi veri

I nodi sono noti e, proprio per questo, non più rinviabili: spopolamento, denatalità, carenza di servizi essenziali, fragilità del tessuto produttivo, difficoltà di accesso alla mobilità, alla sanità, all’istruzione e al lavoro qualificato. I dati dell’Istat raccontano che la popolazione siciliana, al 31 dicembre 2023, era scesa a 4.797.359 residenti, con un calo di 16.657 persone in un solo anno. Nello stesso quadro statistico, Enna risulta tra le province più anziane dell’isola, con un’età media di 46,7 anni, seconda soltanto a Messina. La denatalità continua a incidere, mentre il saldo naturale e quello migratorio interno restano negativi. È in questo scenario che parlare di aree interne significa parlare, in realtà, della sostenibilità futura della Sicilia.

Le aree che perdono popolazione custodiscono una parte decisiva del capitale territoriale dell’isola: patrimoni naturali, produzioni agroalimentari, borghi storici, competenze artigianali, potenziale energetico, paesaggi culturali, reti civiche e sociali ancora vive. Da qui il protocollo dello scorso gennaio cone le opportunità legate alla transizione sostenibile e all’innovazione digitale possono aprire nuove traiettorie di sviluppo, a condizione che non restino parole-chiave astratte ma si traducano in progetti, servizi e filiere. È una distinzione decisiva: non basta “valorizzare” il territorio; occorre renderlo abitabile, competitivo e raggiungibile.