Attualità
Scicli, la telefonata all'agenzia funebre: ecco come Vittorio Tasca aveva pianificato la propria morte
Emergono ancora altri particolari sulla strage scampata in via dei Miracoli
La salma di Vittorio Tasca, l’86enne protagonista della drammatica vicenda avvenuta in via dei Miracoli, è stata consegnata in queste ore alla famiglia. Un epilogo che lascia dietro di sé domande, inquietudini e un dettaglio che pesa come un macigno: la telefonata che l’anziano aveva fatto poche ore prima al titolare dell’agenzia funebre scelta da lui stesso mesi fa. E' quanto emerge dai resoconti della stampa locale.
«Mi chiamò per chiedere se tutto fosse pronto, se le sue volontà sarebbero state rispettate», racconta il responsabile dell’agenzia. Una conversazione che, all’epoca, era sembrata solo l’ennesima richiesta di rassicurazione da parte di un uomo fragile. Nessuno poteva immaginare che fosse, invece, l’ultimo tassello di un piano che Vittorio aveva costruito con lucidità inquietante.
La sua morte, sopraggiunta all’ospedale di Modica dopo il disperato intervento dei soccorritori, non ha permesso di chiarire fino in fondo cosa avesse realmente in mente. Nell’appartamento sono state trovate sostanze pericolose – gas e candeggina – che avrebbero potuto provocare un’esplosione devastante. Un rischio enorme per l’intero condominio e per il quartiere.
Per mesi, le famiglie che abitano nella palazzina avevano vissuto in un clima di tensione crescente. Rumori continui, comportamenti imprevedibili, episodi che avevano trasformato la loro quotidianità in un incubo. Vittorio, soprannominato “il fracassone”, era diventato il simbolo di una convivenza impossibile, ma anche di un disagio psichico che nessuno era riuscito a intercettare in tempo.
Ieri, nel giorno del gesto estremo, l’anziano aveva pianificato ogni dettaglio. Aveva verificato le disposizioni per la cremazione, aveva chiuso il cerchio delle sue volontà. Poi, solo lui sa cosa sia accaduto in quelle ultime ore dentro l’appartamento. Se si sia trattato di un suicidio, di un atto dimostrativo, di una ritorsione verso i vicini o di un miscuglio di tutto questo, resterà un mistero.
Quel che è certo è che la professionalità di carabinieri e vigili del fuoco ha evitato una tragedia immane. Il loro intervento tempestivo ha salvato vite e impedito che l’intero edificio venisse coinvolto in un’esplosione potenzialmente devastante.
La comunità sciclitana, ancora scossa, si interroga su come sia stato possibile arrivare a questo punto. Una storia che ha attirato l’attenzione nazionale, ma che per chi l’ha vissuta da vicino resta soprattutto una ferita aperta: quella di un uomo solo, di un quartiere esasperato e di un sistema che non sempre riesce a intervenire quando serve davvero.