natura
La guerra civile di Ngogo: perché gli scimpanzé si uccidono tra loro
Nella foresta ugandese, la più grande comunità di scimpanzé si è divisa in due fazioni letali. Uno studio su Science svela le origini di un conflitto spietato tra ex alleati
Nel cuore del Kibale National Park, in Uganda, si è consumata una frattura che costringe la comunità scientifica a ripensare le radici della violenza e della coesione sociale. La collettività di scimpanzé di Ngogo, la più numerosa mai documentata allo stato selvatico con circa 200 individui, ha cessato all’improvviso di essere un corpo coeso. Uno studio pubblicato su Science, guidato da Aaron Sandel della University of Texas at Austin, descrive con rigore la "prima guerra civile" mai osservata in natura.
La separazione è stata tutt’altro che incruenta. Tra il 2018 e il 2024, il sottogruppo insediato nella porzione occidentale del territorio ha condotto una brutale e sistematica offensiva contro il nucleo centrale. Il bilancio certificato dagli studiosi è drammatico: 24 uccisioni mirate, di cui 7 maschi adulti e 17 piccoli; ma altri 14 maschi sono spariti nel nulla e il sospetto che il numero reale delle vittime sia più alto.
A sorprendere non è tanto la violenza in sé, già attestata in questa specie come strumento per espandere il controllo territoriale e ottenere vantaggi riproduttivi, quanto la scelta degli aggressori di colpire i propri ex compagni, vicini e alleati. Il bersaglio privilegiato, i cuccioli, rivela una strategia lucida e spietata: azzerare il futuro demografico della fazione rivale e alterare i cicli riproduttivi delle femmine.
Come può una società complessa, capace di convivere per oltre due decenni, collassare in quella che viene definita una “guerra civile”? I ricercatori indicano tre inneschi decisivi. Primo, un fattore demografico: nel 2014 la morte di sei adulti che fungevano da essenziali “ponti sociali” tra i futuri schieramenti ha indebolito la rete di relazioni. Secondo, un elemento politico: nel 2015 l’ascesa del nuovo maschio alfa, Jackson, ha rimescolato alleanze e priorità gerarchiche. Terzo, la sanità: tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 un’epidemia respiratoria da metapneumovirus umano ha ucciso 25 individui (oltre il 12% della popolazione), provocando uno shock senza precedenti. L’emergenza ha inoltre messo in luce la vulnerabilità dei primati alla prossimità con i ricercatori, spingendo verso protocolli più stringenti.
L’evento ha un valore scientifico eccezionale: le stime genetiche suggeriscono che scissioni permanenti simili in natura si verifichino mediamente una volta ogni 500 anni. A differenza della celebre “guerra di Gombe” descritta da Jane Goodall negli anni Settanta, il caso di Ngogo è completamente privo di interferenze legate al provisioning, offrendo un quadro limpido delle dinamiche interne.