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Malattie neurologiche, la rivoluzione parte da Agrigento: "Basta compartimenti stagni tra medici e ospedali"

L’integrazione ospedale-territorio è una sfida cruciale: la gestione delle cronicità non può restare chiusa nei reparti, serve una sintesi con la medicina generale

12 Aprile 2026, 10:38

10:40

Malattie neurologiche, la rivoluzione parte da Agrigento: "Basta compartimenti stagni tra medici e ospedali"

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Non più compartimenti stagni, ma una rete neurale di competenze che colleghi corsie d’ospedale, ambulatori territoriali e studi dei medici di famiglia. È questo il paradigma emerso dal primo congresso regionale “Neuroscienze in Rete – Connessioni Regionali per l’Innovazione Clinica”, promosso dalla LINT (Lega interdisciplinare per la Neurologia territoriale) ad Agrigento.

L’evento, che ha visto la partecipazione dei vertici dell’Asp di Agrigento con il DG Giuseppe Capodieci e il direttore delle Cure primarie Ercole Marchica, ha tracciato una nuova rotta per la gestione di patologie che colpiscono una platea vastissima: dall’ictus alla sclerosi multipla, passando per Parkinson e SLA.

“Il nostro obiettivo è riunire l’ambito territoriale per servire meglio l’utenza”, ha spiegato Lelio Marchese Ragona, coordinatore LINT Sicilia. Il cuore del problema è la continuità assistenziale. Se l’acuzie richiede l’ospedale, la cronicità – che caratterizza la quasi totalità delle malattie neurologiche – richiede una gestione capillare. Un concetto ribadito dai direttori delle UOC di Neurologia di Caltanissetta, Enna e Agrigento (Michele Vecchio, Salvatore Zappulla e Maria Giovanna Randisi), che gestiscono un bacino di quasi un milione di utenti: l’integrazione tra ospedale e territorio non è più un’opzione, ma una necessità clinica.

Il congresso ha permesso di sfatare miti radicati. Sul Parkinson, la professoressa Alessandra Nicoletti (Università di Catania) è stata categorica: “Il tremore non è sempre presente; nel 30% dei casi prevalgono rigidità e deficit cognitivi”. Attenzione massima è stata rivolta anche ai disturbi del comportamento, come l’apatia o il gioco d’azzardo patologico, spesso corollari della malattia.

Emergenze diagnostiche arrivano anche sul fronte della salute mentale. Ferdinando Nicoletti (La Sapienza di Roma) ha lanciato un monito: un primo episodio depressivo che insorge in età avanzata senza cause apparenti deve essere indagato come possibile spia di un Alzheimer o di un Parkinson incipiente.

Non è mancato il focus sull’insonnia, definita dalla neurologa Nuccia Cosentino come un tema ancora troppo sottovalutato nonostante il suo impatto devastante sui fattori di rischio sistemici. Spazio poi alla complessità delle malattie neuromuscolari e della disfagia: per patologie come la SLA o la Miastenia, il professor Domenico Restivo (Università di Messina) ha invocato un approccio che veda collaborare fianco a fianco fisiatri, neurologi e otorini.

In chiusura, un raggio di luce sull’epilessia, che interessa l'1% della popolazione. Nonostante un 30% di pazienti sia ancora farmaco-resistente, il professor Maurizio Elia (Università Kore di Enna) ha confermato come l’introduzione di nuove molecole stia drasticamente migliorando la qualità della vita e l’inclusione sociale, riducendo le crisi e restituendo dignità ai pazienti.

Agrigento si conferma così laboratorio di una neurologia moderna: meno burocratica, più connessa e, finalmente, a misura d'uomo.