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12 aprile 2026 - Aggiornato alle 16:52
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lo scontro

Siracusa, due anni dopo gli incendi i ristori restano un miraggio: fondi insufficienti, errori tecnici e una provincia lasciata ai margini

Tra promesse, stanziamenti inceppati e indennizzi giudicati simbolici, la vicenda dei rimborsi per famiglie e imprese siracusane racconta molto più di un ritardo amministrativo

12 Aprile 2026, 15:00

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Siracusa, due anni dopo gli incendi i ristori restano un miraggio: fondi insufficienti, errori tecnici e una provincia lasciata ai margini

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Da un lato campi inceneriti, serre distrutte, attività costrette a ripartire con mezzi propri; dall’altro faldoni, delibere, capitoli contabili e una “svista tecnica” che ha finito per bloccare 3,5 milioni di euro già annunciati. In mezzo, famiglie e imprese della provincia di Siracusa attendono ancora i ristori per i danni causati dagli incendi a partire dal 2023, mentre all’Assemblea regionale siciliana la controversia è ormai divenuta un caso politico di primo piano. La questione non è solo finanziaria: ha risvolti istituzionali e, per molti aspetti, territoriali. Per gli incendi dell’estate 2023 lo Stato e la Regione Siciliana hanno delimitato un perimetro d’emergenza che ha incluso le province di Catania, Messina, Palermo e Trapani, lasciando fuori Siracusa. Un dettaglio solo in apparenza tecnico ma in realtà decisivo: l’esclusione ha impedito di attivare per il territorio siracusano la medesima corsia di ristoro prevista altrove per la stessa ondata di fuoco e caldo estremo. Su questo fronte sono intervenuti con forza i deputati regionali Tiziano Spada (Partito Democratico) e Carlo Gilistro (Movimento 5 Stelle), che in IV Commissione Ambiente, Territorio e Mobilità hanno rilanciato la richiesta di un fondo adeguato per la provincia aretusea. La loro denuncia è chiara: i cittadini di Siracusa attendono dal 2023; le somme inserite nelle variazioni di bilancio del 2025 non sarebbero state correttamente indirizzate alle finalità deliberate dall’Aula per una criticità tecnica dell’Assessorato regionale al Bilancio; e, in ogni caso, le risorse disponibili risultano largamente insufficienti rispetto all’entità dei danni segnalati.

Il punto politico: soldi annunciati, ma non ancora trasformati in ristori

La vicenda ha attraversato diversi passaggi. In Aula, nell’agosto 2025, durante il dibattito sulle variazioni di bilancio, il tema dei danni causati da incendi e calamità nel Siracusano era già esploso. Nel resoconto stenografico dell’Ars, Carlo Gilistro segnalò uno stanziamento iniziale di appena 750 mila euro per l’intera Sicilia, giudicandolo del tutto insufficiente rispetto ai soli danni dichiarati a Siracusa, quantificati in 4 milioni di euro. Quel frangente restituiva con chiarezza il clima dell’epoca: la consapevolezza che la dotazione fosse lontanissima dalle esigenze effettive del territorio. In seguito, la disponibilità finanziaria destinata alla misura è stata portata a 3,75 milioni di euro, come rivendicato nell’agosto 2025 da Tiziano Spada, che parlò di un risultato frutto di una prolungata pressione politica bipartisan dei deputati locali. L’incremento, pur significativo sul piano formale, non ha però risolto la questione. A distanza di mesi, il confronto si è riacceso con toni ancora più aspri perché quelle risorse, secondo quanto emerso nell’audizione richiamata da Spada e Gilistro, non sarebbero state convogliate correttamente verso le finalità previste. È qui che la “svista tecnica” diventa emblema di una macchina amministrativa che, agli occhi dei danneggiati, appare paralizzata in ogni snodo: dal riconoscimento dei danni alla costituzione del fondo, dai tempi di erogazione fino alla concreta destinazione delle somme. In una provincia che già vive un rapporto problematico con Palermo, l’idea che fondi attesi da anni possano restare bloccati per un errore procedurale alimenta inevitabilmente la percezione di abbandono.