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13 aprile 2026 - Aggiornato alle 12:23
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gli effetti

Gli effetti deleteri del caro carburanti, seria minaccia per la Sicilia e la continuità territoriale. Chiesto intervento al Governo

C’è il rischio concreto che il mare, da ponte, torni a essere confine proprio alla vigilia della stagione decisiva per l’economia isolana

13 Aprile 2026, 12:23

Gli effetti deleteri del caro carburanti, seria minaccia per la Sicilia e la continuità territoriale. Chiesto intervento al Governo

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Il ronzio dei motori, un suono che rievoca la normalità. Merci che sbarcano, pendolari che si imbarcano, studenti che tornano a casa, visitatori che preferiscono la rotta marittima all’aereo. O sono costretti a farlo. Se i motori si spengono per migliaia di siciliani sono problemi. In Sicilia e nelle sue isole minori il traghetto non è un servizio accessorio: è continuità territoriale, accesso ai diritti, vita economica quotidiana. L’allarme lanciato da Anthony Barbagallo, segretario regionale del Partito Democratico Sicilia e capogruppo dem in Commissione Trasporti alla Camera dei deputati, va letto esattamente in questa prospettiva. Non è in gioco soltanto il rincaro dei carburanti, ma l’effetto domino che può innescare: se il costo dei combustibili continuerà a crescere senza misure di compensazione, gli armatori potrebbero ritenere meno gravoso tenere le navi ormeggiate, pur sostenendo le spese degli equipaggi, piuttosto che farle navigare in perdita. È il nocciolo della preoccupazione politica e industriale: mantenere una nave in esercizio può diventare, paradossalmente, più oneroso che fermarla.

L’andamento energetico delle ultime settimane spiega perché la preoccupazione non sia affatto astratta. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, tra il 23 febbraio e il 30 marzo in Italia il prezzo del gasolio è aumentato del 19,4%. Lo stesso dicastero collega queste tensioni ai mercati energetici internazionali e le instabilità nell’area del Golfo. Per il trasporto marittimo, dove i consumi sono strutturalmente elevati e la componente carburante pesa in modo decisivo sui bilanci, un simile balzo dei prezzi può trasformarsi in una soglia critica nell’arco di pochi giorni.

L’allarme: non solo costi, ma servizio pubblico a rischio

Barbagallo ha chiesto un intervento urgente del Governo per calmierare il costo del carburante e garantire la continuità via mare, ipotizzando anche agevolazioni straordinarie come un credito d’imposta per compensare le maggiori spese sostenute dalle compagnie a partire da marzo. Il senso della proposta è semplice: impedire che una crisi esterna, geopolitica ed energetica, si scarichi interamente sui collegamenti da e per le isole. Perché quando saltano le condizioni economiche di esercizio, il danno non rimane confinato alle imprese di navigazione: investe residenti, lavoratori, filiere commerciali e turismo.

In queste ore il tema riguarda certamente la Sicilia, ma non solo. In contesti portuali internazionali legati al Mediterraneo, il prezzo del carburante navale VLSFO sarebbe aumentato del 35% nella settimana successiva ai primi segnali della crisi iraniana, con rialzi cumulativi anche superiori in alcuni scali di rifornimento. Nello stesso scenario sono stati introdotti supplementi straordinari legati al rischio di guerra e alle deviazioni delle rotte. È un elemento importante: il problema non nasce nelle banchine siciliane, ma sui mercati mondiali dell’energia e della logistica. E proprio per questo non può essere affrontato come una semplice polemica locale.

Per la Sicilia il mare non è un’alternativa: è una necessità

La Regione Siciliana considera i collegamenti marittimi con le isole minori un’infrastruttura essenziale e da anni organizza il servizio in regime di interesse pubblico. Già alla fine del 2022 la nuova rete integrata dei servizi marittimi pubblici tra la Sicilia e le isole minori sviluppava circa 1,5 milioni di miglia marine l’anno, con un incremento di circa 9% rispetto allo scenario precedente. Nei bandi regionali erano state inoltre previste fasce stagionali differenziate proprio per ampliare l’offerta e favorire la destagionalizzazione delle presenze turistiche. Lo Stato e la Regione, da anni, riconoscono nei fatti che questi collegamenti non sono assimilabili a una qualunque rotta commerciale. Servono a tenere insieme territori fisicamente separati. E tutto viene sancito con “La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità”.