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14 aprile 2026 - Aggiornato alle 19:47
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il caso

Sei custodi in prestito a Gela: il Comune tampona la crisi del parco archeologico regionale

Il prestito per mantenere aperti museo e mura: soluzione temporanea fino al 30 giugno e appello alla Regione per stabilizzazioni o esternalizzazione della gestione

14 Aprile 2026, 11:11

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Una pezza sul buco grande come una voragine. Più un segnale alla Regione che su questo versante si è mostrata dormiente che un’azione risolutiva di un problema che non è di poco conto. La delibera approvata ieri pomeriggio con cui il Comune cede sei lavoratori in prestito come custodi al parco archeologico di Gela è da leggersi in quest’ottica.

L’antefatto è fin troppo noto: a Gela è stato inaugurato a febbraio il nuovo museo dei relitti greci senza avere personale di custodia sufficiente per tenerlo aperto. Sono rimasti in sei i custodi in servizio al parco archeologico e via via che vanno in pensione non vengono sostituiti dalla Regione. In effetti sono in quattro perchè due devono fare i turni al cantiere del museo archeologico. Perciò i quattro custodi che restano devono tenere aperto il museo dei relitti, non si può aprire il sito delle mura di Caposoprano. Chi arriva a Gela può fare una visita a metà: o alla nave greca o alle mura timoleontee. E quando a luglio sarà pronto, dopo tre anni di restauro, il museo archeologico, per carenza di personale si potrà fare solo la foto del taglio del nastro e poi chiudere.

Una situazione inaccettabile per l’amministrazione comunale che ha deciso di dare un segnale. La Giunta ha deliberato il prestito di 6 lavoratori Asu - utilizzati dalla Ghelas - al parco archeologico per il servizio di vigilanza e prima accoglienza. È un segnale non una soluzione perché l’assegnazione è temporanea, vale dal 16 aprile al 30 giugno. Il personale Asu è composto da precari in attesa di stabilizzazione. Viene pagato dalla Regione. Se dopo il 30 giugno la Regione non prorogherà il loro utilizzo o non varerà la stabilizzazione, quei lavoratori sono a casa e il prestito al parco archeologico cessa. Intanto in questi due mesi e mezzo i sei lavoratori, che hanno accettato tutti di prestare servizio al museo e nei siti archeologici, potranno dare una boccata d’ossigeno per tenere aperto il sito delle mura (questo ha chiesto in particolare il sindaco Di Stefano) ma solo dal lunedì al venerdì perchè il sabato e la domenica il personale del Comune non lavora.

«Abbiamo fatto ciò che potevamo per aiutare il Parco archeologico e la città - commenta il sindaco - ma ora basta. La Regione la smetta di voltarsi dall’altra parte e di ignorare un problema che poniamo da tanto tempo. Se non ha custodi, se non può assumerli, se non può disporre il trasferimento da altri parchi dove ce ne sono di più, agisca con l’affidamento della gestione ad una società esterna. Peraltro un museo non può contare solo su custodii che fanno vigilanza e prima accoglienza. Serve personale specializzato che sappia accompagnare i visitatori in un percorso storico e archeologico, una società che sappia fare promozione. La mia amministrazione è disposta a collaborare in tutti i modi possibili per rendere accoglienti i luoghi, per favorire il soggiorno dei turisti e la visita al patrimonio archeologico. Ma la custodia e l’accoglienza non sono di nostra competenza e non possiamo fare il miracolo della moltiplicazione dei custodi. Lo faccia la Regione».