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Sindrome di Down, in cucina per costruire autonomia grazie a un progetto che forma e include
Sindrome di Down, l’esperienza a Catania con Ristoworld e l’associazione Futuro 21
La cucina come strumento d’inclusione per promuovere percorsi di autonomia per i ragazzi con la sindrome di Down. È il progetto che, negli ultimi mesi, ha visto il coinvolgimento attivo di professionisti del settore gastronomico, in particolare gli chef Simone De Tommaso e Alessandro Russo, figura di riferimento dell’associazione Ristoworld.
Da novembre a marzo, ogni sabato mattina, un gruppo di circa venti ragazzi – tra i 20 e i 38 anni ha partecipato a un ciclo di incontri formativi nell’appartamento di Catania in cui “sperimentano” l’autonomia abitativa. Qui, sotto la guida degli chef e dei volontari, i partecipanti hanno affrontato un percorso strutturato, partendo dalle basi: «Abbiamo iniziato dal pelare le patate, dal modo corretto di tenere un coltello, fino ad arrivare a piatti completi», racconta De Tommaso. E in occasione della Giornata mondiale delle Persone con Sindrome di Down hanno preparato e gestito una serata catering con 250 persone organizzata dall’Associazione “Futuro 21”.
«L’obiettivo era fornire strumenti concreti, replicabili anche nella vita quotidiana».
Il lavoro si è sviluppato con continuità, per un totale di sedici incontri, durante i quali sono state proposte ricette semplici ma complete: primi piatti, secondi, contorni e dolci. «Abbiamo scelto preparazioni accessibili, come il pesto alla trapanese, tutto a freddo che non si deve cucinare, oppure i muffin, per permettere a tutti di apprendere senza difficoltà e in sicurezza», spiega ancora lo chef. Un’impostazione che ha favorito non solo l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche la costruzione di un ambiente di lavoro ordinato e collaborativo.
Il progetto nasce all’interno delle attività di Ristoworld, una realtà impegnata anche in ambito sociale ed emergenziale. È stato proprio Alessandro Russo a coordinare l’organizzazione dei corsi e a coinvolgere altri professionisti. «L’artefice di tutto è Alessandro», sottolinea De Tommaso, rimarcando il valore del lavoro di squadra. Per lo chef messinese, attivo a Giardini Naxos da oltre diciassette anni, l’impegno nasce anche da una dimensione personale. «Avevo una sorella con sindrome di Down e attraverso di lei ho imparato che la diversità è una risorsa», afferma. Un vissuto che ha inciso profondamente sul suo modo di intendere il lavoro e il rapporto con gli altri, traducendosi in una disponibilità concreta a dedicare tempo e competenze al progetto. «Loro hanno insegnato a me più di quanto io abbia insegnato loro - aggiunge -. Ho trovato attenzione, disciplina e voglia di fare. In cucina erano precisi, concentrati, rispettosi delle regole. Un ambiente sereno, ma allo stesso tempo professionale». Un approccio che, secondo lo chef, dovrebbe essere un punto di riferimento anche nella ristorazione tradizionale: «La cucina deve essere relazione umana, prima ancora che tecnica».
Difficoltà incontrate? «Non particolarmente - ricorda De Tommaso - segno di un coinvolgimento attivo da parte dei ragazzi, del resto alcuni di loro hanno già esperienze lavorative in diversi ambiti, altri stanno costruendo il proprio percorso. Il vero limite spesso non è nelle capacità, ma nelle opportunità che sono ancora troppo poche», osserva. evidenziando come permangano resistenze culturali nel mondo del lavoro. «C’è ancora chi pensa che sia più complicato, ma non è così». Serve solo disponibilità. Accanto alla cucina, emergono anche altre competenze: «Sono rimasto colpito dai loro lavori artistici, ho visto quadri di grande qualità che abbelliscono la casa dove abitano».
Il percorso non si ferma qui. Dopo la pausa legata alla stagione lavorativa, una nuova edizione dei corsi è già in programma: a novembre le attività ripartiranno a Catania, con l’obiettivo di consolidare e ampliare ulteriormente la partecipazione.