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Dal salone alla riscoperta di sé grazie alle "mani di forbici": tagli, empatia e l'arte del cambiamento

Tra forbici e fiducia: Salvatore Mazzotta racconta come ascolto e tecnica trasformano il look, tra consigli e le tendenze capelli 2026

17 Aprile 2026, 11:06

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Dal salone alla riscoperta di sé grazie alle "mani di forbici": tagli, empatia e l'arte del cambiamento

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Entrare in un salone significa spesso molto più che cambiare look. È un’esperienza che invita a riscoprirsi: un momento per lasciare andare il passato e fare spazio al presente. Tra forbici, specchi e nuove tendenze, prende forma una versione di sé più decisa, più fresca o semplicemente diversa, ma autentica.

Il parrucchiere non è solo un professionista dei capelli: ciò che fa davvero la differenza è la capacità di interpretare i desideri del cliente, instaurando una connessione profonda. È proprio da questo dialogo che nasce la possibilità di trasformare, reinventare o creare un’immagine nuova.

«Mettiamo le mani in testa alle persone: serve fiducia, sensibilità, capacità di ascolto. Il rapporto con il cliente diventa quasi confidenziale, un equilibrio delicato tra tecnica e psicologia» spiega Salvatore Mazzotta, hair-stylist e proprietario di Benito& Salvatore Mazzotta hair design.

È ancora direttore nazionale moda Uaami (Unione Artistica Acconciatori Misti Italiani) e quest’anno presentatore del Campionato Nazionale Italiano, che si terrà domenica e lunedì prossimi all’Airport hotel di Catania.

Un evento importante per il settore della bellezza, con oltre 652 concorrenti tra acconciatori, make-up artist e professionisti del settore. Il vincitore avrà accesso al Campionato del Mondo di Parigi.

Due giorni intensi, tra competizioni e show dal vivo, che Mazzotta presenterà personalmente: «È una grande responsabilità, ma anche un onore. Il vincitore è uno solo, ma non vincere non è una sconfitta. Deve essere uno stimolo per migliorarsi e riprovarci. La crescita nasce proprio da lì».

La storia di Salvatore ha inizio nella città della moda. Nel cuore di Milano, di fronte al Piccolo Teatro, sorge il suo salone. Fondato nel 1951 da Benito Falconieri, maestro e figura centrale nella formazione di Mazzotta, il salone rappresenta un punto di riferimento per la città e per il mondo della bellezza; dove accoglie una clientela eterogenea: dal mondo dello spettacolo a quello dell’economia, passando per modelle, professionisti e personalità di rilievo.

Un ambiente dinamico, dove stile ed esperienza si incontrano ogni giorno. «La passione per la bellezza nasce dal lavoro stesso», racconta il direttore moda nazionale, che ha iniziato il suo percorso come allievo per poi diventare maestro e oggi figura di riferimento nell’ambito accademico.

La sua carriera è segnata da una formazione continua e da esperienze internazionali: Cina, Brasile, Medio Oriente, e grandi eventi europei. Anche quest’anno sarà protagonista al Campionato del Mondo di Parigi, dove porterà in scena uno show insieme a due stilisti della sua accademia. «Essere sempre aggiornati è fondamentale: il nostro è un settore in continua evoluzione».

Suggerisce alle nuove leve di studiare, di conoscere, di fare pratica sul campo. E forse forse meno video sui social. Prima il dovere poi il piacere di mostrarsi, dopo aver acquisito le giuste competenze tecniche e professionali. Nel mondo contemporaneo, dominato dai social network, il rischio è quello di confondere visibilità e competenza. «I social danno spesso un’illusione di successo immediato - spiega -. Ma senza basi solide: studio, tecnica, conoscenza della morfologia, non si costruisce nulla di duraturo».

Ma qualcosa di illusorio e a termine. Il consiglio ai giovani è chiaro: affiancare alla formazione teorica l’esperienza pratica in salone. Solo così si sviluppano le competenze necessarie, non solo tecniche ma anche relazionali. «Il nostro lavoro è fatto anche di empatia: bisogna saper leggere le persone, capire chi vuole parlare e chi preferisce il silenzio».

Uno dei punti più importanti della professione è la capacità di dire no. «Non tutti i trattamenti fanno bene a tutti. Se un colore rovina il capello, è mio dovere fermarmi».

Una scelta che premia nel lungo periodo, anche in termini di fiducia e reputazione. Oggi, infatti, i clienti sono sempre più attenti alle recensioni e alla qualità del servizio. E un errore può costare caro.

Guardando alle tendenze, la moda capelli del 2026 riscopre il passato: richiami agli anni ’60 e ’70, volumi pieni e tagli più strutturati. Torna il cosiddetto “taglio a farfalla”, con scalature morbide e forme naturali. Per gli uomini, invece, si osserva un progressivo abbandono degli stili estremamente rasati a favore di look più lunghi e naturali, spesso con leggere onde.

«Il taglio è come un abito sartoriale: va cucito su misura» conclude.