il caso
La fabbrica dei sogni infranti: quanto hanno guadagnato (davvero) su OnlyFans nel 2025?
I guadagni delle creator italiane crollano nel 2025. Mentre l'Agenzia delle Entrate bussa alla porta, l'azienda madre fattura miliardi con poco più di 40 dipendenti
OnlyFans ha conquistato, quasi in sordina, il panorama globale e l’Italia, imponendosi come una delle più incisive rivoluzioni dell’economia digitale. Ma dietro l’immagine scintillante si intravede anche una bolla di aspettative.
In pochi anni la platea delle creator nel mondo è passata da poche migliaia a 4,6 milioni. Nel nostro Paese le iscritte si aggirano attorno alle 85.000, con un giro d’affari di 110,5 milioni di dollari: numeri che collocano l’Italia nella top ten internazionale.
Eppure, oltre il luccichio ostentato, affiora una realtà ben più severa. La retorica dominante la definisce emancipazione, “empowerment”. I dati, però, raccontano altro. Su scala globale, l’1% di vertice assorbe la gran parte dei profitti, mentre l’utente medio incassa appena 131 dollari al mese, dopo la trattenuta del 20% da parte della piattaforma.
Lo scenario italiano non fa eccezione: il fatturato medio annuo di una creator è sceso a 24.567 euro lordi nel 2025, in calo rispetto agli anni precedenti. Il 62% non supera i 25.000 euro annui e solo lo 0,8% oltrepassa la soglia degli 85.000. Si profila così un nuovo precariato digitale auto-sfruttato.
Nella spietata “gig economy”, chi vende contenuti si piega a un algoritmo opaco, con dinamiche paragonabili a quelle dei rider del food delivery. In Italia stanno emergendo nicchie non legate all’adult, come fitness e cosplay, ma l’esposizione comporta rischi rilevanti: violazioni della privacy, furti di materiale, stalking e possibili ripercussioni indelebili sulla carriera futura. La pressione costante per trattenere gli abbonati sfocia non di rado in ansia, depressione e burnout.
A incrinare ulteriormente il mito dei soldi facili interviene anche il Fisco. OnlyFans non è più una “zona grigia” e la Guardia di Finanza è passata ai controlli. Recenti operazioni a Pisa e Lodi hanno individuato creator che occultavano introiti per centinaia di migliaia di euro, eludendo sia l’Irpef sia la cosiddetta “tassa etica” del 25% prevista per il materiale pornografico.
Alla fine, il vero vincitore resta la piattaforma. Nel 2024 ha registrato 1,4 miliardi di dollari di ricavi con un organico di appena 46 dipendenti, primeggiando in efficienza persino sui colossi della Silicon Valley. Per molte creatrici, invece, il sogno si infrange contro un quotidiano fatto di incertezza, stress e margini economici sempre più esigui.