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CLIMA

Record europeo di caldo? È in Sicilia. Le soluzioni? Sono a Siviglia

L'Andalusia ha reinventato i qanat persiani per abbassare la temperatura di 10 gradi in città. Palermo li ha già, scavati dagli Arabi. Li usa per le visite guidate

21 Aprile 2026, 11:38

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Record europeo di caldo? È in Sicilia. Le soluzioni? Sono a Siviglia

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Quarantasei gradi d'estate, strade che si trasformano in padelle, quartieri dove il cemento armato accumula calore per giorni. Siviglia - la città spagnola che detiene il record europeo di temperatura media annuale - ha deciso di non rassegnarsi. E la soluzione che ha trovato ha tremila anni.

Si chiama qanat: un sistema di gallerie sotterranee inventato dai Persiani, diffuso poi in tutto il Mediterraneo, capace di trasportare acqua fredda attraverso il sottosuolo e di riversare aria fresca in superficie attraverso feritoie verticali, senza consumare energia, senza emissioni, senza aria condizionata. Il progetto Cartuja Qanat del Comune di Siviglia — cinque milioni di euro, quattro dei quali finanziati dall'Unione Europea — trasforma un intero quartiere nell'isola della Cartuja in un laboratorio urbano: canali sotterranei con acqua fredda, pergolati vegetali, pavimentazioni in ceramica, camini solari e sensori intelligenti. L'obiettivo dichiarato è una riduzione della temperatura ambientale di dieci gradi, efficace fino a 41 gradi esterni.

Non è fantascienza. Era già stata Siviglia stessa a sperimentare una versione primitiva di questo sistema durante l'Expo del 1992, per rendere vivibili gli spazi tra i padiglioni ai milioni di visitatori. Trent'anni dopo, gli ingegneri dell'Università di Siviglia hanno ripreso quell'idea e l'hanno quadruplicata in efficienza. Al sistema idraulico si aggiunge il progetto LIFE Watercool, che sta trasformando viali e spazi pubblici con interventi idrici e bioclimatici capaci di ridurre la temperatura superficiale di 5-10 gradi e il consumo energetico per riscaldamento e raffreddamento del 50-70 per cento.

E poi c'è il protocollo proMETEO: un algoritmo in grado di prevedere le ondate di calore fino a cinque giorni di anticipo, classificandole in base al potenziale impatto sulla salute umana e sulla mortalità. Ogni categoria di allerta attiva risposte specifiche: apertura delle piscine comunali, dispiegamento di operatori sanitari tra gli anziani, chiusura delle scuole. Le ondate di calore vengono perfino battezzate con nomi propri - come Zoe, come Yago - allo stesso modo in cui si nominano le tempeste tropicali e gli uragani, per radicare nella coscienza collettiva la consapevolezza che il caldo può uccidere.

Siviglia ha capito una cosa che molte città mediteranee faticano ancora ad ammettere: il caldo estremo non è un'emergenza stagionale, è una condizione permanente che richiede infrastrutture permanenti.

Il paradosso siciliano

Ora viene il punto. Perché questa storia non riguarda solo la Spagna. Il record europeo di temperatura non appartiene a Siviglia. Appartiene a Floridia, in provincia di Siracusa: 48,8 gradi registrati l'11 agosto 2021, certificati nel 2023 dall'Organizzazione meteorologica mondiale dell'Onu come la temperatura più alta mai misurata in Europa. E a metà strada tra Enna e Catania, il borgo di Catenanuova si contende con Floridia il primato di luogo più caldo del continente: già nell'agosto del 1999 aveva toccato i 48,5 gradi. Palermo ha ricevuto più volte il bollino rosso, così come Catania. L'Isola, ogni estate, è la cartina di tornasole del caldo africano che avanza.

Eppure la risposta istituzionale è rimasta ferma all'emergenza: qualche fontanella, qualche ordinanza, qualche avviso di protezione civile. Zero pianificazione strutturale. Zero investimenti sull'architettura bioclimatica. Zero qanat.

Perché è qui che il paradosso diventa quasi beffardo. Palermo, Catania e Siracusa hanno qanat sotterranei già scavati, alcuni risalenti alla dominazione islamica: lunghissimi cunicoli, a volte estesi per chilometri, incisi a mano nella calcarenite dai cosiddetti "maestri d'acqua". A Palermo esistono tre canali visitabili, con tour guidati organizzati da speleologi. Sono, letteralmente, la stessa tecnologia che Siviglia ha riscoperto e finanziato con soldi europei. Sono già lì, nella pancia delle città siciliane. Vengono usati come attrazione turistica.

Siviglia ha costruito ex novo ciò che la Sicilia ha ereditato e dimenticato.

La lezione che si può applicare

Nuria Canivell, decana del Collegio degli Architetti di Siviglia, sostiene che la pianificazione urbana debba essere basata sulla giustizia climatica: più vegetazione, ombra, materiali adeguati e pavimentazioni fredde, soprattutto nei quartieri più vulnerabili. Non è un programma elettorale, è una necessità tecnica. Le strade strette e gli alberi del centro storico di Palermo - la città arabo-normanna che l'Unesco ha riconosciuto patrimonio dell'umanità - sono stati concepiti sin dall'inizio per tenere il caldo lontano dalle case. Ma i quartieri di espansione del dopoguerra, le periferie di Catania, le zone industriali dismesse, sono stati costruiti senza alcuna logica bioclimatica. Sono forni. E il clima che cambia li rende più forni ogni anno.

Il modello andaluso dimostra che si può fare. Richiede progettazione, risorse europee - disponibili, a condizione di chiederle - e, soprattutto, la volontà politica di trattare il caldo come quello che è: un rischio per la vita, non un fastidio estivo.

La Sicilia detiene il record europeo di temperatura. Detiene anche, nel sottosuolo delle sue città principali, la tecnologia che Siviglia ha appena reinventato. Manca solo una cosa: qualcuno che decida di usarla.