il caso
Vietato fumare per chi è nato dopo il 2008: Londra dichiara guerra al tabacco e allo svapo
Nessun proibizionismo estremo per gli adulti di oggi, ma un innalzamento progressivo dell'età legale. Il patto bipartisan che ridisegna le regole della dipendenza
Se tutto procederà secondo i piani, il Regno Unito si appresta a inaugurare la prima “generazione libera dal fumo”.
Il Parlamento ha infatti approvato il Tobacco and Vapes Bill, un provvedimento di portata storica che attende soltanto l’Assenso Reale per entrare pienamente in vigore.
L’intento non è punire gli attuali fumatori con un proibizionismo improvviso, bensì riscrivere le regole per il domani: la vendita di prodotti del tabacco sarà vietata a chiunque sia nato dal 1° gennaio 2009 in poi.
La forza della riforma risiede nella sua ingegneria graduale. L’età minima per acquistare sigarette, oggi fissata a 18 anni, verrà innalzata di un anno ogni anno.
Ne deriveranno situazioni inedite: due maggiorenni potranno varcare la soglia dello stesso negozio e, a parità di status anagrafico, solo uno dei due avrà il diritto legale di comprare tabacco. Chi è già adulto e fuma potrà continuare a farlo senza nuove restrizioni; chi appartiene alla coorte successiva non avrà mai accesso legale al mercato.
Non si tratta dell’azzardo di un singolo esecutivo, ma del risultato di una rara continuità istituzionale. Concepita nel 2023 dall’allora premier conservatore Rishi Sunak, l’iniziativa è stata ripresa e condotta al traguardo dall’attuale governo laburista guidato da Keir Starmer, a testimonianza di un consenso politico trasversale.
Come ha sottolineato il ministro della Salute, Wes Streeting, la logica è quella della prevenzione, per salvare vite, ridurre le disuguaglianze e alleggerire l’insostenibile pressione sul National Health Service (NHS).
Pur in presenza di un calo costante del tabagismo – nel 2024 i fumatori sono scesi al 9,1% della popolazione adulta, superati per la prima volta dagli utilizzatori di sigarette elettroniche, pari al 10% – l’impatto del tabacco resta colossale. Ogni anno provoca circa 80.000 decessi, è responsabile di un quarto delle morti per cancro in Inghilterra e costituisce un potente marcatore di disuguaglianza sociale: fuma il 18,8% dei lavoratori manuali e delle occupazioni routinarie, contro appena il 6,5% tra manager e professionisti qualificati.
Accanto alla stretta sul tabacco tradizionale, la normativa ridisegna in profondità il mercato dello svapo. Il divieto “generazionale” non si applica automaticamente alle e‑cig, considerate dalle autorità sanitarie britanniche un utile – seppur non privo di rischi – strumento di cessazione del fumo tra gli adulti. Il governo, tuttavia, si è dotato di nuovi poteri per intervenire su aromi, confezionamento e pubblicità, con l’obiettivo di ridurre l’appeal commerciale verso i minori.
Va ricordato, in proposito, che dal 1° giugno 2025 è già in vigore nel Regno Unito il divieto totale di vendita delle sigarette elettroniche “usa e getta”, ritenute tra i principali fattori dell’impennata del vaping giovanile – sperimentato da circa il 20% degli 11-17enni – e di un ingente inquinamento da batterie al litio e plastica.
Il provvedimento, infine, ambisce a un cambiamento culturale ed estetico. Si ampliano i poteri dell’esecutivo per istituire nuove aree all’aperto “smoke-free” e “vape-free” – dai parchi gioco agli spazi esterni di scuole e ospedali – e si introduce il divieto di svapo nei veicoli con minori a bordo. L’obiettivo, oltre a limitare l’esposizione passiva, è rimuovere dagli occhi dei più giovani la “normalizzazione visiva del gesto”.
La scommessa britannica è chiara: non spegnere le sigarette con la forza, ma lasciarne svanire la diffusione nel tempo.