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22 aprile 2026 - Aggiornato alle 21 aprile 2026 23:46
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Attualità

FestiWall a Ragusa, gli organizzatori: "Le nostre opere sotto le ruspe"

Il caso Bitume all'ex stabilimento Ancione. E le promesse delle istituzioni che sono state tradite

21 Aprile 2026, 22:49

23:32

FestiWall a Ragusa, gli organizzatori: "Le nostre opere sotto le ruspe"

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Il 16 ottobre 2020 Bitume, il progetto site-specific promosso da FestiWall, apriva le proprie porte alla città e ai rappresentanti delle istituzioni. In quell’occasione, all’interno dello stabilimento Ancione di Ragusa, risuonò — per l’ultima volta — la sirena che per decenni aveva scandito i turni degli operai: un gesto simbolico, ponte tra passato industriale e presente artistico, che inaugurava un racconto collettivo capace di riportare alla luce centocinquant’anni di storia.

Tra silos, capannoni dismessi e presse consumate dalla ruggine, decine di artisti trasformarono un luogo sospeso nel tempo in un museo a cielo aperto, restituendo alla comunità un frammento essenziale della propria identità.

In quell’istante, oltre all’emozione, arrivarono anche parole e impegni: la promessa — pubblicamente ribadita — di proteggere l’area e le opere che la abitavano.

A cinque anni di distanza, quegli impegni sembrano però essere stati travolti dalle ruspe, nel contesto di una vicenda complessa già raccontata in questi giorni da "La Sicilia". Gli organizzatori di FestiWall non celano lo sconforto. «Il racconto rimarrà — scrivono — ma le parole sono già sotto le ruspe». Un’amarezza che si fa denuncia, perché quanto sta accadendo non riguarda soltanto la perdita di interventi artistici, ma la cancellazione di una porzione di memoria urbana.

Bitume non era un semplice eventoma un atto di restituzione visto che è stato riportato alla luce un luogo simbolo della città, con lo scopo di costruire un dialogo tra passato e presente. Per questo, è stato dato credito alle parole di chi aveva assicurato che quell’eredità sarebbe stata tutelata. Oggi, invece, si assiste alla distruzione di ciò che si era contribuito a far rinascere.

Nel mirino, i rappresentanti delle istituzioni, accusati di non aver rispettato le promesse. Era stato condiviso un progetto culturale, un percorso di valorizzazione, un’idea di città che non cancellasse la propria storia. Invece, ancora una volta, la memoria è stata sacrificata.

L’abbattimento dell’area Ancione non è soltanto una vicenda urbanistica: incide sul patrimonio immateriale costruito negli anni da FestiWall, che ha trasformato Ragusa in un riferimento internazionale per la street art e i processi di rigenerazione urbana. Una scelta che, per gli organizzatori, apre una frattura profonda tra la città e la sua stessa memoria.