Attualità
Modica, l'Anffas lancia un appello all'Asp di Ragusa sulla continuità assistenziale
"Il compimento dei 65 anni non deve tradursi in uno sradicamento forzato"
Anffas Modica all’Asp di Ragusa e ai Comuni: “I 65 anni non diventino uno sradicamento forzato. La Legge 33/2023 e il D.Lgs 29/2024 sono inequivoci”.
Anffas Modica, insomma, lancia un appello all’Azienda sanitaria provinciale di Ragusa e alle amministrazioni locali: il compimento dei 65 anni non può tradursi in trasferimenti coatti né in interruzioni dei percorsi assistenziali per le persone con disabilità. Al centro, le disposizioni della Legge 33/2023 e del Decreto legislativo 29/2024.
“Da mesi la nostra Associazione – dice il presidente Giovanni Provvidenza – è impegnata in un’opera di informazione e sensibilizzazione rivolta all’ASP di Ragusa e alle amministrazioni comunali della provincia. Il tema è cruciale: l’applicazione della ‘Nuova Legge Anziani’. Nonostante la normativa sia vigente, riscontriamo ancora resistenze o incertezze che rischiano di danneggiare gravemente il benessere dei cittadini più fragili.”
Il fulcro dell’iniziativa è l’articolo 33 del D.Lgs 29/2024, attuativo della Legge Delega n. 33/2023, che introduce un principio di civiltà: la continuità. Le persone con disabilità già accertata, al raggiungimento dei 65 anni, hanno diritto a non essere dimesse o escluse dai servizi e dalle prestazioni di cui stanno beneficiando.
In concreto, ciò significa che chi compie 65 anni non deve essere spostato d’ufficio in strutture per anziani, né vedere interrotti i propri percorsi riabilitativi o assistenziali consolidati.
Il quadro normativo riconosce alle persone con disabilità ultrasessantacinquenni tutele specifiche:
Diritto alla permanenza: possibilità di restare nella medesima struttura e continuare a fruire delle prestazioni già in essere.
Integrazione del Progetto di Vita: accesso ai servizi dedicati alla disabilità in coerenza con il Progetto di Vita individuale e personalizzato (L. 227/2021), che non decade con l’età.
Libertà di scelta: l’eventuale passaggio ai servizi per anziani non autosufficienti è facoltativo. Il cittadino può integrare i due sistemi (disabilità e anziani) attraverso il PAI (Piano Assistenziale Individualizzato), senza dover ripetere gli iter di accertamento.
Per molte persone con disabilità, la continuità della struttura di riferimento e dei professionisti che le seguono è un presidio essenziale di stabilità. Uno spostamento forzato verso strutture per anziani generaliste, spesso non attrezzate per specifiche necessità pregresse, rischia di provocare un trauma ingiustificato con ripercussioni sul benessere psicofisico.
“Come Associazione, chiediamo con forza il rispetto rigoroso della norma. Chiediamo all’ASP e ai Comuni di:
aggiornare i protocolli di gestione dei pazienti/utenti al compimento del 65° anno;
garantire che nessuna persona venga dimessa o trasferita contro la propria volontà o in assenza di un Progetto di Vita che lo preveda espressamente;
formare il personale amministrativo e sanitario affinché il diritto alla continuità diventi prassi consolidata e non una battaglia che le famiglie devono combattere singolarmente.
La legge esiste. Ora va applicata. Non permetteremo che la burocrazia ignori i diritti e la dignità delle persone con disabilità.”