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23 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:55
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Lo studio

Allarme clima nel Mediterraneo: serve una cabina di regia per salvare le coste italiane

L'appello dell'Ogs da Ecomed: la ricerca scientifica deve trasformarsi in allerte tempestive e modelli predittivi a supporto della politica e dei territori

23 Aprile 2026, 14:17

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Allarme clima nel Mediterraneo: serve una cabina di regia per salvare le coste italiane

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Il mar Mediterraneo sta affrontando una crisi senza precedenti, diventando sempre più caldo, acido e vulnerabile a fenomeni meteorologici estremi di impatto devastante. Per proteggere le coste italiane, la frammentazione dei singoli progetti di ricerca non è più sufficiente. Emerge con urgenza la necessità di istituire una cabina di regia istituzionale, sul modello di quella della Protezione Civile impiegata per i terremoti, che sia capace di tradurre i dati oceanografici in modelli predittivi e in allerte tempestive per una corretta gestione territoriale. Questo è il forte richiamo lanciato durante la sessione curata dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), svoltasi all'interno delle Giornate dell’Ambiente di Ecomed a Misterbianco, nel Catanese. La direttrice generale Paola Del Negro ha sottolineato l'importanza del contesto locale e della cooperazione strategica, affermando: «Abbiamo iniziato studiando lo stoccaggio di CO2 nelle Isole Eolie, da lì abbiamo compreso che la realtà siciliana è il laboratorio perfetto per le nostre missioni sul clima. Ma la sfida si vince solo facendo rete con gli altri istituti: da soli non si va da nessuna parte».

Il problema richiede un approccio che tenga conto dell'impatto diretto sull'essere umano, come evidenziato dal direttore della sezione di Oceanografia, Cosimo Solidoro, il quale ha inquadrato la questione in una prospettiva antropocentrica ribadendo che «a rischio non è soltanto l'ambiente, ma la prosperità della società». Solidoro ha illustrato le dinamiche in corso spiegando che «l'oceano sta assorbendo la maggior parte dell’energia in eccesso causata dai gas serra e la tecnologia ci spinge a sentirci onnipotenti dimenticando che siamo legati alle leggi fisiche. Non ci può essere pesca senza pesci e non ci può essere portualità se le banchine finiscono sott'acqua». Le minacce non si limitano al riscaldamento delle acque. L’acidificazione dei mari, con un possibile incremento fino all’80% nello scenario più drammatico entro il 2100, metterà a repentaglio l’equilibrio dell'intero ecosistema. I modelli predittivi attuali parlano chiaro e indicano che l’innalzamento del livello del mare e le ricorrenti ondate di calore marino costringeranno a una profonda riprogrammazione delle economie costiere.

La sessione si è chiusa con un appello operativo diretto alla politica. «La comunità scientifica italiana sa come prevedere dove e come un’inondazione colpirà un porto o una città - ha concluso Solidoro - ma manca un braccio politico che strutturi queste conoscenze. Un sindaco non ha gli strumenti per interpretare i dati grezzi. Serve una cabina di regia governativa che raccolga i modelli dell’Ogs e degli altri enti di ricerca per fornire valutazioni del rischio chiare e pianificazioni adattive. Dobbiamo progettare oggi opere ingegneristiche in grado di essere riadattate ai livelli del mare dei prossimi cinquant'anni».