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25 aprile 2026 - Aggiornato alle 18:27
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Attualità

La festa di San Giorgio a Modica, lettera aperta di un parrocchiano: "Rinunciare ai fuochi d'artificio"

L'invito rivolto al parroco nasce alla luce del particolare momento che si sta vivendo a livello internazionale

25 Aprile 2026, 17:07

17:10

Modica: il duomo di San Giorgio tra storia, fede e futuro

L'uscita di San Giorgio dal duomo di Modica

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La festa di San Giorgio, a Modica, quest’anno è stata accompagnata da una riflessione che arriva direttamente dalla comunità cittadina. Antonio Cavallo, semplice cittadino modicano, ha infatti deciso di rivolgere una lettera aperta al parroco del Duomo di San Giorgio, don Michele Fidone, condividendo un pensiero nato dal particolare momento storico che il mondo sta attraversando.

Nella sua lettera, Cavallo ricorda come la festa del Patrono rappresenti ogni anno un appuntamento identitario, capace di unire la città nella fede, nella tradizione e nel senso di appartenenza. Proprio per questo, scrive, è naturale interrogarsi sul modo in cui si celebra la gioia collettiva mentre, a poche ore di volo, due guerre continuano a colpire civili, famiglie, bambini, persone che vivono paura e distruzione.

Da questa consapevolezza nasce la sua proposta: rinunciare ai fuochi d’artificio durante i festeggiamenti. Non per spegnere la festa, ma per trasformarla in un gesto di sobrietà e vicinanza verso chi oggi non può celebrare nulla. Un gesto “silenzioso, ma eloquente”, come lo definisce lo stesso autore della lettera, che potrebbe diventare un segno concreto di attenzione al dolore del mondo e di sensibilità verso chi soffre.

Il tono della lettera è rispettoso e privo di qualsiasi intento polemico. Cavallo affida al parroco un pensiero che considera condivisibile dalla comunità, convinto che Modica saprebbe comprendere il valore di una scelta simbolica capace di mettere al centro il messaggio più autentico del Vangelo: la cura per l’altro.

La proposta si inserisce in un clima di crescente attenzione verso forme di celebrazione più sobrie, soprattutto in tempi segnati da conflitti e crisi umanitarie. Pur non essendo una richiesta ufficiale, la lettera invita a riflettere sul significato profondo delle tradizioni e sul modo in cui esse possono dialogare con il presente.

La festa di San Giorgio resta uno dei momenti più sentiti dalla città. Le parole di Antonio Cavallo aggiungono a questa ricorrenza un ulteriore livello di lettura: quello di una comunità che, pur celebrando il proprio Patrono, non vuole dimenticare chi oggi vive lontano dalla pace e dalla speranza.