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27 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:47
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Attualità

Il vescovo Rumeo gela devoti e fedeli: "Festa di San Giorgio a Modica? Troppo folklore, poca fede"

Fanno discutere le affermazioni del presule sulla processione in onore del santo patrono

27 Aprile 2026, 00:31

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Il vescovo Rumeo gela devoti e fedeli: "Festa di San Giorgio a Modica? Troppo folklore, poca fede"

L'uscita di San Giorgio ieri pomeriggio nella splendida foto di Piero Gennaro

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La festa di San Giorgio a Modica, uno degli appuntamenti religiosi più sentiti della città, quest’anno è stata segnata da un intervento inatteso e destinato a lasciare il segno. Il vescovo della diocesi di Noto, mons. Salvatore Rumeo, si è infatti presentato a sorpresa durante i festeggiamenti, trasformando un momento di gioia collettiva in un’occasione di riflessione profonda sul senso autentico della celebrazione (foto di Piero Gennaro).

Intervenendo anche in diretta televisiva, il presule ha voluto chiarire immediatamente il ruolo della Chiesa nella gestione delle feste religiose: «Non sono ospite, ma padrone di casa», ha affermato, rivendicando la centralità dell’autorità ecclesiastica nel definire modalità e spirito delle processioni. Una frase che ha subito attirato l’attenzione dei fedeli e degli organizzatori.

Il vescovo non ha nascosto la propria preoccupazione per l’evoluzione della festa negli ultimi anni. Secondo Rumeo, la celebrazione avrebbe progressivamente assunto un carattere più folkloristico che religioso, con una perdita evidente dei momenti di preghiera e raccoglimento. «Non si tratta più di una processione, ma di un corteo», ha dichiarato, sottolineando come l’identità spirituale dell’evento rischi di essere oscurata da dinamiche estranee alla tradizione liturgica.

Il richiamo al direttorio diocesano

Per sostenere le proprie osservazioni, mons. Rumeo ha richiamato il direttorio sulle processioni redatto da mons. Antonio Malandrino, un documento che stabilisce regole precise su soste, percorsi, tempi e modalità delle celebrazioni. Un testo che, secondo il vescovo, deve tornare a essere un riferimento imprescindibile per tutte le comunità della diocesi.

Tra le criticità evidenziate:

- processioni troppo lunghe e oltre i limiti del decoro liturgico;

- soste non sempre collegate a momenti di preghiera;

- percorsi scelti più per esigenze esterne che per motivazioni spirituali;

- manifestazioni di gioia eccessive e non adeguatamente contenute.

Un dibattito che si apre

Il vescovo ha precisato di non voler alimentare polemiche, ma di voler avviare un percorso di discernimento: «Bisogna capire ciò che è bene da ciò che non è bene», ha detto, annunciando che il tema sarà affrontato negli organismi diocesani competenti — dal consiglio presbiterale all’ufficio liturgico — e con tutti i protagonisti della festa.

Tra fede, tradizione e tifo

L’intervento di mons. Rumeo è arrivato in un contesto già vivace, segnato anche dalla presenza dei tifosi del Modica Calcio che, con cori, bandiere e fumogeni, hanno voluto omaggiare il santo e celebrare la recente promozione della squadra. Un episodio che ha ulteriormente acceso il dibattito sul confine tra devozione popolare e manifestazioni estranee alla liturgia.

L’intervento del vescovo rappresenta dunque un punto di svolta: un invito a ripensare la festa di San Giorgio — e più in generale le celebrazioni religiose della diocesi — per restituire centralità al sacro e preservare l’autenticità della tradizione.