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27 aprile 2026 - Aggiornato alle 00:47
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Attualità

Vittoria, si riaccende il dibattito sul circo con gli animali

I giovani comunisti della provincia di Ragusa danno vita a un'ampia riflessione e chiedono spiegazioni

27 Aprile 2026, 00:47

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Vittoria, si riaccende il dibattito sul circo con gli animali

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Il ritorno del nome Orfei a Vittoria richiama per molti la magia del tendone: l’atmosfera sospesa di acrobati, clown, trapezisti e numeri mozzafiato.

Ma l’arrivo del circo in città riapre una questione di fondo: quale modello intendiamo sostenere oggi? Uno fondato esclusivamente sull’arte umana o quello che continua a proporre animali esotici come attrazione? È l’interrogativo posto dai giovani comunisti della provincia di Ragusa.

La promozione parla di due ore di spettacolo con artisti e acrobati, ma anche della presenza di circa cento animali, tra tigri, leoni, zebre, cavalli, giraffe, elefanti, ippopotami, lama e cammelli.

Un elenco che ha acceso il confronto pubblico, poiché — come evidenziano da anni associazioni e cittadini sensibili al tema — molte specie esotiche non possono trovare benessere in un contesto itinerante, segnato da spazi ristretti, luci, rumori e continui spostamenti.

Le analisi richiamate nel dibattito ricordano che un animale non “recita” come un attore: non sceglie, non comprende la scena e non può adattarsi a una routine artificiale senza conseguenze.

Le criticità riguardano anche il trasporto, fase riconosciuta come delicata dalle normative europee: il Regolamento CE 1/2005 sottolinea come durata e condizioni ambientali incidano in modo determinante sul benessere animale.

Non è un caso che esistano linee guida e controlli specifici per i circhi: la gestione degli animali presenta problemi strutturali.

Gli stessi documenti tecnici segnalano che persino la semplice esposizione al pubblico può essere fonte di stress, tanto che gli animali dovrebbero poter sottrarsi alla vista quando necessario.

Il tema non riguarda soltanto Vittoria. In Italia il percorso verso il superamento dell’uso di animali negli spettacoli circensi è avviato, ma procede lentamente: i rinvii attuativi hanno spostato la scadenza alla fine del 2026, creando un limbo che non favorisce né l’innovazione né la chiarezza per il pubblico.

Eppure, anche all’interno della tradizione Orfei, qualcosa si muove. Alcuni esponenti della storica famiglia hanno già dichiarato pubblicamente la scelta di orientarsi verso spettacoli senza animali, più vicini al circo contemporaneo, dimostrando che evolvere è possibile senza rinnegare la propria identità.

La domanda che emerge con forza è dunque culturale ed etica: il divertimento può poggiare sulla sofferenza di esseri viventi? Oppure il futuro del circo è quello che mette al centro l’ingegno umano, la tecnica, la creatività e la meraviglia generata dal corpo e dall’immaginazione?

A Vittoria, come altrove, il dibattito resta aperto. E la città si trova davanti a una scelta che riguarda non solo lo spettacolo, ma anche la visione di comunità che intende promuovere.