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Attualità

San Giorgio a Modica, è strappo tra curia e portatori

Il simulacro è stato lasciato a terra, in aperta sfida con le dure critiche provenienti dalle alte gerarchie ecclesiastiche

27 Aprile 2026, 17:26

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San Giorgio a Modica, è strappo tra curia e portatori

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La celebrazione della devozione e dell’orgoglio civico si è trasformata a Modica in un caso insieme religioso e istituzionale.

Al centro della controversia, le recenti indicazioni del Vescovo sulla gestione della processione di San Giorgio e la durissima reazione dei portatori, culminata in un gesto di protesta senza precedenti nella memoria recente.

Il confronto si è acceso attorno al tracciato del corteo e, soprattutto, alle soste del simulacro.

La Curia ha espresso la volontà di riportare i festeggiamenti entro coordinate più strettamente liturgiche, riducendo pause giudicate eccessive o non in linea con il protocollo religioso.

Nel mirino è finita in particolare la fermata nel quartiere Vignazza, quando una parte dei partecipanti si separa per raggiungere la chiesa di Santa Margherita. Una tappa che, secondo quanto trapelato, avrebbe irritato sia i vertici ecclesiastici sia alcune autorità civili.

Don Michele Fidone, parroco del Duomo di San Giorgio, ha tentato una mediazione ma ha ribadito con chiarezza la catena decisionale: “È nella facoltà del Vescovo cambiare le regole; se ci sarà da farlo, lo faremo. I momenti di preghiera durante la processione esistono già, e se necessario ne aggiungeremo altri, ma le soste vanno disciplinate.”

Immediata la replica dei protagonisti della festa. Simone Lucifora, presidente dell’associazione dei Portatori, ha difeso la fermata alla Vignazza richiamandosi alla tradizione popolare: “Lo facciamo da anni perché, secondo la leggenda, Santa Margherita era la fidanzata di San Giorgio. È un momento sentito che appartiene alla storia della città.”

Per i portatori, la pietà non può essere separata dal folklore e dal legame con i quartieri; ogni tentativo di “accorciare” il percorso viene percepito come un attacco all’anima stessa della ricorrenza.

Il culmine della tensione è arrivato al rientro in Duomo. In segno di aperta contestazione contro le restrizioni, i portatori hanno compiuto un gesto dal forte valore simbolico: invece di ricollocare la statua di San Giorgio sull’altare o nella sede consueta, l’hanno adagiata a terra, al centro della navata principale. L’immagine del Santo Cavaliere “a terra” ha raggelato i presenti, segnando una frattura profonda tra la base dei fedeli e i vertici della Diocesi.

Ora si attende una difficile ricomposizione: da un lato l’esigenza della Chiesa di evitare derive ritenute troppo profane, dall’altro una comunità che non sembra intenzionata a rinunciare a quei riti che, pur “fuori protocollo”, definiscono l’identità di Modica.