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27 aprile 2026 - Aggiornato alle 20:18
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Attualità

Vittoria, il sindaco annulla inaugurazione delle torri faro dello stadio e la Dc si scaglia contro il primo cittadino

"Aiello ha dato forfait un'ora prima che si tenesse l'evento. Ma che sta succedendo? Quali sono i suoi timori politici ?"

27 Aprile 2026, 17:42

17:51

Vittoria e la voglia di sicurezza, il sindaco Aiello scrive al ministro

Il sindaco di Vittoria Francesco Aiello

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Il rinvio a sorpresa dell’inaugurazione delle torri faro dello Stadio Comunale di Vittoria, comunicato a meno di un’ora dall’orario previsto, si trasforma in un caso politico.

Il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana ha espresso “rammarico e indignazione” per l’assenza improvvisa del sindaco e per la gestione di un appuntamento definito “ufficiale e atteso dalla città e dalle realtà sportive locali”, al quale erano state invitate diverse autorità: la presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa, Maria Rita Schembari (rappresentata dal sindaco di Santa Croce Camerina, Peppe Dimartino), la presidente del Consiglio comunale Concetta Fiore e il deputato regionale Ignazio Abbate.

Alcuni di loro, sottolinea la DC, erano già in viaggio verso Vittoria.

Secondo la nota del gruppo consiliare, l’assenza del primo cittadino e l’annullamento non adeguatamente comunicato rappresentano un “comportamento grave e inaccettabile”, che “mortifica il ruolo delle istituzioni e offende chi lavora quotidianamente per il territorio”.

La DC solleva anche un interrogativo dal chiaro risvolto politico: se dietro il forfait ci sia “il timore della presenza della Democrazia Cristiana, scomoda per questa amministrazione”.

Un’accusa che tocca un punto sensibile nei rapporti tra maggioranza e opposizione: la capacità di condividere, almeno sul piano istituzionale, risultati e momenti simbolici legati a opere pubbliche finanziate con risorse intercettate da rappresentanti di schieramenti diversi.

Il gruppo consiliare rivendica infatti che proprio grazie a finanziamenti regionali sostenuti da esponenti della DC sia stato possibile l’intervento oggetto della mancata inaugurazione, denunciando quella che definisce una contraddizione politica: “Si fatica a digerire la presenza della DC, ma si beneficia dei risultati del suo lavoro”.

La polemica si è intensificata anche per l’attività social del sindaco “nelle stesse ore” dell’evento saltato, con “post dai toni polemici e attacchi a chi esprime posizioni critiche”. Per la DC, un atteggiamento “incompatibile con il ruolo istituzionale” e potenzialmente nocivo per il confronto democratico.

Sul piano politico, il caso mette in evidenza tre criticità. Primo: la tenuta dei protocolli istituzionali come misura della qualità del dialogo tra amministrazione e opposizione. Un rinvio improvviso, senza comunicazioni tempestive agli interlocutori istituzionali, viene percepito come sgarbo che trascende la contingenza logistica. Secondo: la competizione per la paternità dei risultati. Le opere pubbliche diventano terreno di contesa simbolica, specie quando i fondi arrivano da canali sostenuti da forze diverse da quella che governa la città. Terzo: la crescente centralità dei social nella dialettica politica locale, con il rischio – evidenziato dalla DC – che la comunicazione digitale prevalga sull’etichetta istituzionale, alimentando polarizzazione.

“Gli eventi pubblici non possono essere gestiti con leggerezza o piegati a logiche di parte”, ammonisce la nota, ribadendo che “la città e le istituzioni meritano rispetto”.

Il gruppo consiliare della Democrazia Cristiana annuncia che continuerà a “vigilare e lavorare con serietà e responsabilità nell’interesse della comunità vittoriese”.

Resta ora da capire se dall’amministrazione arriveranno chiarimenti ufficiali sui motivi del rinvio e se si aprirà uno spazio di ricomposizione istituzionale.

Il dossier delle torri faro, pensato per migliorare la fruizione dello stadio e sostenere le attività sportive cittadine, rischia di diventare un banco di prova politico più ampio: sulla capacità del governo cittadino e delle opposizioni di riconoscersi reciprocamente un ruolo e di separare la contesa politica dalla gestione degli atti e dei momenti pubblici.