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Attualità

Non solo San Giorgio a Modica, il vescovo Rumeo vuole cambiare anche la festa del "Gioia" di Scicli

Le dichiarazioni durante l'omelia nel corso di una funzione religiosa a Cava d'Aliga

27 Aprile 2026, 18:57

19:00

Non solo San Giorgio a Modica, il vescovo Rumeo vuole cambiare anche la festa del "Gioia" di Scicli

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Le parole del vescovo Salvatore Rumeo continuano a scuotere il dibattito sulle tradizioni religiose del territorio ibleo. Dopo il richiamo rivolto nelle ultime ore alla festa di San Giorgio a Modica, il pastore della diocesi di Noto è intervenuto anche sulla celebre festa del “Gioia” di Scicli, sottolineando la necessità di un cambiamento profondo nelle modalità con cui vengono vissute le processioni. A riportarlo è Ragusa Oggi, che ricostruisce il clima di riflessione nato dopo gli episodi verificatisi durante le celebrazioni pasquali.

Secondo quanto riferito dalla testata, la processione del Cristo Risorto a Scicli ha lasciato dietro di sé un bilancio pesante: strumenti musicali distrutti, un componente della banda ferito e un generale senso di smarrimento che, nei giorni successivi, ha avvolto la città in un silenzio carico di imbarazzo. Mentre si parlava di successo turistico, poco si diceva invece di ciò che era realmente accaduto lungo il percorso processionale, tra eccessi, disordine e comportamenti lontani dallo spirito religioso dell’evento.

È in questo contesto che il vescovo Rumeo, durante una celebrazione nella chiesa del Cuore Immacolato di Maria a Cava d’Aliga, ha espresso con chiarezza la propria posizione. Ha parlato di cortei che hanno perso il loro significato spirituale, trasformandosi in manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la liturgia. Un richiamo netto, rivolto tanto ai fedeli quanto agli organizzatori, affinché le feste religiose tornino a essere momenti di fede e non occasioni di esibizione o competizione.

Il vescovo ha lasciato intendere che lo stesso messaggio sarebbe stato ribadito anche a Modica, durante i festeggiamenti esterni di San Giorgio, segno di una linea pastorale coerente e determinata. Le sue parole sono state accolte con attenzione e rispetto dai presenti, molti dei quali hanno riconosciuto la necessità di ristabilire ordine, disciplina e consapevolezza nelle celebrazioni.

Il tema è delicato e tocca una delle tradizioni più identitarie della comunità sciclitana. Ma il monito del vescovo invita a guardare oltre l’abitudine e a interrogarsi sul senso autentico delle processioni, affinché non scivolino nel folklore fine a sé stesso, perdendo la loro natura di testimonianza di fede.

Un messaggio forte, che apre una riflessione necessaria su come custodire le tradizioni senza snaturarle, restituendo alle feste religiose la dignità e il significato che meritano.