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via saponara

Il muro della vergogna: alzato e abbattuto in 24 ore

Una vicenda ai confini del reale: eretto per la sicurezza, paradossalmente, bloccava soccorsi e vie di fuga

29 Aprile 2026, 11:16

11:20

Il muro della vergogna: alzato e abbattuto in 24 ore

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Alza un muro, abbatti il muro. Come il famoso “passa la cera e togli la cera” del maestro Miyagi di Karate Kid, nel centro storico di Agrigento va in scena una vicenda che sembra però più che altro tratta da un film comico che da una pellicola dedicata alle arti marziali.

Il primo allarme arriva lunedì, quando il movimento culturale "Il centro storico di Agrigento" e il comitato di quartiere di via Saponara lanciano l’allarme per quanto fatto dal Comune. Gli operai, in applicazione di una ordinanza comunale (2025) (mai rispettata da alcuni residenti) risalente al 2010 – erigono un muro che chiude in modo totale la strada.

Nonostante l’ordinanza in questione parlasse chiaramente di chiusura parziale per motivi di sicurezza, si è deciso letteralmente di sigillare l’area, applicando un blocco totale che, in considerazione dell’assenza di vie di fuga e l’impossibilità d'accesso per i mezzi di soccorso, avrebbe esposto la popolazione a rischi persino maggiori di quelli legati alla stabilità degli edifici.

La mobilitazione cittadina ha sortito un primo effetto tangibile: ieri pomeriggio il muro appena alzato è stato già demolito sotto la pressione delle proteste e delle evidenze tecniche emerse durante un sopralluogo congiunto con l’Amministrazione e i tecnici comunali.

Tuttavia, l’abbattimento della barriera fisica non equivale all’abbattimento del disagio. Sebbene i blocchi più invasivi siano stati rimossi per ripristinare una parvenza di viabilità e sicurezza minima, la ferita nel cuore del centro storico resta aperta.

Il Comune si è impegnato a inviare l’ennesima diffida ai proprietari degli immobili pericolanti per sollecitare la messa in sicurezza, ma queste procedure rischiano di dilatare i tempi all'infinito.

Il vero nodo critico, che nessuna ruspa ha ancora sciolto, riguarda le famiglie sgomberate. Per i residenti che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni già da tempo, la demolizione del muro non rappresenta una vittoria, ma solo un passaggio tecnico che li lascia ancora fuori dalla porta di casa.

Non sono state fornite soluzioni abitative adeguate né un sostegno concreto che permetta loro di intravedere una data di rientro. Il Comune si limiterà ad una nuova diffida a carico del proprietario dell’immobile pericolante ma, nei fatti, non ha le risorse per sostituirsi a chi è “sordo”.