English Version Translated by Ai
30 aprile 2026 - Aggiornato alle 17:24
×

la decisione

Google, Agcom e la nuova frontiera della ricerca: perché l’AI search finisce sul tavolo di Bruxelles

Non è solo una disputa tra editori e Big Tech: dietro la segnalazione italiana alla Commissione Ue si gioca una partita che riguarda il pluralismo

30 Aprile 2026, 16:46

16:50

Da Nadia Toffa alle "sardine": ecco cosa ha cercato l'Italia su Google

Seguici su

Una domanda sul motore di ricerca, i risultati, i clic e la pubblicità. È il meccanismo dell'intelligenza artificiale nel motore di ricerca di Google. Quando l’utente ottiene tutto subito, in cima alla pagina, il rischio è che il viaggio finisca prima ancora di cominciare. È in questo snodo che si inserisce la decisione di Agcom di trasmettere alla Commissione europea una richiesta di valutazione sui servizi di ricerca con IA di Google, in particolare AI Overviews e AI Mode, alla luce del Digital Services Act. La scelta è stata assunta nella riunione di ieri e non è stata unanime: la commissaria Elisa Giomi ha votato contro. Nella stessa seduta, l’Autorità ha anche deciso di istituire un tavolo permanente di confronto tra piattaforme ed editori sui temi del copyright, dell’IA e della tutela del pluralismo.

Il passaggio è tutt’altro che procedurale. Perché quando un’autorità nazionale come Agcom, nel suo ruolo di Coordinatore dei servizi digitali per l’Italia, segnala a Bruxelles possibili criticità relative a un motore di ricerca di dimensioni molto grandi, la questione cambia scala: da controversia di settore diventa caso europeo. E il cuore del dossier non è solo economico, ma democratico. Google Search è infatti tra i servizi designati dalla Commissione come Very Large Online Search Engine, categoria riservata ai motori di ricerca con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’Unione, ai quali il DSA impone obblighi rafforzati di trasparenza, valutazione e mitigazione dei rischi sistemici, compresi quelli che toccano libertà di espressione, pluralismo dei media e funzionamento dei sistemi di raccomandazione.

Che cosa ha contestato Fieg e perché Agcom ha deciso di rivolgersi a Bruxelles

La vicenda nasce da una segnalazione di Fieg, la Federazione Italiana Editori Giornali, che ha denunciato effetti ritenuti pregiudizievoli per utenti, consumatori e imprese editoriali italiane connessi all’introduzione di AI Overviews in Italia. Secondo quanto riportato nella nota rilanciata da Agcom, la federazione ha segnalato una significativa riduzione della visibilità e della reperibilità dei contenuti editoriali, con possibili ricadute sulla sostenibilità economica degli editori e degli autori, soprattutto i più piccoli e indipendenti, ma anche sulla libertà di informazione e sul pluralismo delle fonti. Alla dimensione economica si somma poi quella qualitativa: le risposte generate dall’IA, osserva la segnalazione, possono contenere errori, imprecisioni o perfino informazioni inventate, senza offrire sempre all’utente un controllo semplice e immediato delle fonti.

Dopo le audizioni di Google, Fieg e Fisc – la Federazione Italiana Settimanali Cattolici – l’Autorità ha ritenuto che la questione meritasse un vaglio europeo, proprio perché riguarda obblighi che, nel caso delle piattaforme e dei motori di ricerca molto grandi, ricadono nella competenza della Commissione europea. È un punto giuridico centrale: Agcom coordina, raccoglie reclami e istruisce, ma per gli obblighi supplementari imposti a VLOP e VLOSE la vigilanza esclusiva è di Bruxelles.

In altre parole, l’Italia non ha aperto un procedimento europeo, ma ha chiesto alla Commissione Ue di valutare se vi siano gli estremi per farlo. La differenza è importante, e segnala prudenza istituzionale. Ma segnala anche che il caso è considerato sufficientemente serio da meritare un salto di livello.

Perché AI Overviews e AI Mode preoccupano gli editori

Per capire la sostanza del conflitto bisogna guardare al modo in cui sta cambiando la ricerca online. Nella versione tradizionale del motore, Google ordinava e mostrava link: la risposta, salvo eccezioni, stava ancora dentro i siti di partenza. Con AI Overviews, invece, la pagina dei risultati si apre sempre più spesso con un riepilogo sintetico generato dall’IA, costruito attingendo a più fonti e accompagnato da alcuni collegamenti per approfondire. Google presenta questa funzione come uno strumento per aiutare gli utenti a comprendere più rapidamente un argomento e “scavare più a fondo” grazie ai link di supporto. Nei documenti ufficiali, l’azienda spiega inoltre che AI Overviews è una funzionalità ormai usata da oltre un miliardo di persone e che AI Mode estende ulteriormente questa esperienza con capacità conversazionali, follow-up e ragionamento più avanzato.

Ed è proprio qui che nasce la frizione. Per gli editori, la promessa di “più contesto” rischia di tradursi in meno traffico. Se la risposta è già confezionata sulla pagina di Google, molti utenti potrebbero non avere più incentivo ad aprire gli articoli originali. Il timore, espresso con forza da Fieg, è che questo meccanismo riduca clic, ricavi pubblicitari e capacità degli editori di trasformare il proprio lavoro in un modello economico sostenibile. Il punto non riguarda soltanto i grandi gruppi: anzi, i soggetti più vulnerabili potrebbero essere le testate locali, specialistiche o indipendenti, che vivono di volumi più ridotti e soffrono maggiormente qualsiasi contrazione del traffico organico.

A rafforzare questa preoccupazione ci sono anche i dati e le analisi che, negli ultimi mesi, hanno alimentato il dibattito internazionale. Uno studio accademico pubblicato nel 2026 su arXiv, dedicato all’impatto delle sintesi AI sul traffico verso Wikipedia, parte proprio da questa contrapposizione: da un lato gli editori sostengono che i riassunti si sostituiscano alle pagine fonte; dall’altro le piattaforme ribattono che essi siano complementari e capaci di indirizzare visite di qualità. Il valore dello studio non sta in una sentenza definitiva, che ancora non c’è, ma nel fatto che il tema del possibile effetto sostitutivo non è più solo una lamentela industriale: è diventato oggetto di ricerca empirica.

L’obiezione di Google e la narrativa dell’innovazione utile

Dal canto suo, Google difende la trasformazione della ricerca come una naturale evoluzione del servizio. Nei materiali ufficiali l’azienda sostiene che le nuove funzioni aiutino le persone a fare domande più complesse, a ottenere risposte più rapide e a proseguire l’esplorazione con link al web. AI Overviews, afferma Google, compare quando i sistemi ritengono che l’IA generativa possa essere particolarmente utile, e l’azienda invita comunque gli utenti a verificare le informazioni importanti attraverso più fonti, riconoscendo apertamente che le risposte possono contenere errori.

Questo punto merita attenzione. Perché la stessa documentazione di Google contiene, implicitamente, l’ammissione di un’ambivalenza: da un lato la promessa di utilità, dall’altro il richiamo alla cautela. Le risposte automatiche “possono e faranno errori”, si legge nella pagina di supporto del servizio. Non è una clausola marginale. È il riconoscimento che la sintesi generativa, soprattutto quando si sovrappone alla funzione classica di un motore di ricerca, non è un semplice riordino neutrale del web. È una forma di riscrittura probabilistica dell’informazione.