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2 maggio 2026 - Aggiornato alle 18:37
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scienza

Artemis come "Spazio 1999": perché la NASA tira il freno a mano sull'allunaggio (ma c'è un motivo che non piacerà ai complottisti)

Dopo il successo della missione, Jared Isaacman riscrive le regole: sbarco rinviato al 2028 per testare prima i lander in orbita. La priorità assoluta diventa la sicurezza degli astronauti

02 Maggio 2026, 17:58

18:00

Artemis come "Spazio 1999":  perché la NASA tira il freno a mano sull'allunaggio (ma c'è un motivo che non piacerà ai complottisti)

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Talvolta la storia dell’esplorazione spaziale non procede piantando in fretta e furia una bandiera, ma ridefinendo con lucidità le proprie priorità. Dopo l’assoluto trionfo visivo e tecnico di Artemis II, decollata il 1° aprile 2026, la NASA ha spiazzato molti osservatori annunciando un profondo cambio di rotta.

Sotto la guida dell’amministratore Jared Isaacman, l’ente spaziale statunitense ha riscritto il programma lunare: il primo allunaggio con equipaggio viene rinviato al 2028, mentre Artemis III si trasforma in un cruciale banco di prova previsto per la fine del 2027.

Ma non è un passo indietro, la decisione riflette una rigorosa strategia di gestione del rischio. Artemis II ha portato quattro astronauti in un viaggio di dieci giorni oltre l’orbita bassa terrestre, producendo oltre 7.000 immagini mozzafiato che hanno generato un prezioso capitale politico e narrativo.

L’aver validato, dopo mezzo secolo, le reti di comunicazione nel deep space ha garantito a Isaacman il sostegno necessario per avviare una “revisione radicale” del programma. Oggi le parole d’ordine sono tre: realizzabilità, sostenibilità economica e sicurezza.

Invece di concentrare decine di “prime volte” in un’unica missione ad alto rischio — dal trasferimento cislunare alla nuova architettura logistica — l’agenzia ha adottato un approccio “test before you land”, esplicitamente paragonato allo storico volo di Apollo 9. Artemis III resterà in orbita terrestre bassa per collaudare rendez-vous, attracco e interoperabilità tra la capsula Orion e i lander commerciali.

La ragione della riprogrammazione è industriale: il nodo cruciale del programma resta lo sviluppo dell’Human Landing System (HLS) da parte di SpaceX e Blue Origin. Un rapporto dell’Office of Inspector General ha evidenziato ritardi nella realizzazione di questi veicoli e l’attuale assenza di una “capacità di salvataggio” in caso di emergenze sulla superficie lunare.

Spostare lo sbarco al 2028 serve a evitare un pericoloso eccesso di simultaneità tecnologica, concedendo a sistemi complessi come Starship di SpaceX il tempo necessario per raggiungere l’affidabilità richiesta.

Malgrado le scadenze posticipate, la filiera industriale è in piena attività: il 27 aprile 2026, il segmento principale del razzo SLS destinato ad Artemis III è già arrivato al Kennedy Space Center, a riprova che la transizione operativa è in corso.

Se il programma Apollo vinse arrivando per primo, Artemis dovrà dimostrare di saper restare, un po' come la famosa serie televisiva Spazio 1999 con la base lunare Alpha (anche se nella fiction la Luna si era allontanata dall'orbitra terrestre cominciando a vagare per lo spazio...). La NASA insomma non punta più a un singolo “allunaggio eroico” fine a se stesso, ma alla costruzione di un ecosistema permanente e di una embrionale base lunare. Nello spazio contemporaneo, la solidità dell’architettura conta più della spettacolarità di una data sul calendario.