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5 maggio 2026 - Aggiornato alle 14:43
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la storia

L'incubo del contagio umano: la variante che tiene in ostaggio la MV Hondius che mette in allarme gli scienziati

Casi legati da contatti stretti e tre decessi a bordo. L'Oms indaga sull'ipotesi più temuta: l'hantavirus si sta trasmettendo da persona a persona in mezzo all'oceano

05 Maggio 2026, 14:51

L'incubo del contagio umano: la variante che tiene in ostaggio la MV Hondius che mette in allarme gli scienziati

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Non è soltanto la cronaca di una nave da spedizione bloccata nell’Atlantico: la vicenda della MV Hondius è divenuta il punto d’intersezione tra una rara zoonosi e il più inquietante dei dubbi scientifici.

Al centro dell’emergenza non c’è la mera presenza di un virus, bensì la concreta e allarmante possibilità di una trasmissione da persona a persona. A bordo dell’unità, ferma al largo di Capo Verde, gli epidemiologi si confrontano con un’ipotesi inconsueta: un passaggio interumano limitato tra contatti strettissimi, capace di incrinare le certezze finora acquisite sulla diffusione di questo patogeno.

Il bilancio tracciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 4 maggio 2026 è severo: sette casi tra sospetti e confermati in laboratorio, tre decessi, un paziente in condizioni critiche e tre persone con sintomi lievi.

A spaventare gli esperti, però, sono l’identikit del patogeno e la dinamica con cui sembra essersi propagato.

In condizioni ordinarie, l’infezione da hantavirus nell’uomo si acquisisce esclusivamente per contatto con roditori infetti o inalando, in ambienti chiusi, aerosol di urina e feci. Eppure, la sequenza degli eventi a bordo suggerisce un’altra, tragica, verità.

La ricostruzione fornita da Oceanwide Expeditions delinea una catena di contagi che pare seguire la scia dei contatti interpersonali. Un passeggero è deceduto l’11 aprile 2026; il 24 aprile la moglie lo ha accompagnato a Sant’Elena per il rimpatrio della salma. La donna si è ammalata durante il rientro ed è morta prima che, il 4 maggio, le fosse diagnosticata una variante di hantavirus. Nello stesso arco di tempo, un altro passeggero è stato evacuato d’urgenza in terapia intensiva in Sudafrica e il 2 maggio a bordo si è registrato un terzo decesso.

Di fronte a casi così intimamente legati dalla prossimità, l’Oms ha formulato una “doppia ipotesi”. Il lungo periodo di incubazione (da 1 a 8 settimane) lascia aperta la possibilità di un contagio avvenuto prima dell’imbarco in Sud America; tuttavia, la stretta relazione tra i colpiti induce Maria Van Kerkhove dell’Oms a non escludere una trasmissione da persona a persona. Non sarebbe una diffusione estesa come quella del Covid o dell’influenza, ma un contagio “circoscritto” ai contatti più prossimi: un dettaglio che trasforma la gestione della crisi in un campo minato sanitario.

Sul piano clinico, i passeggeri presentano febbre, disturbi gastrointestinali seguiti da una polmonite a rapida progressione e shock, un quadro compatibile con la forma respiratoria americana (HCPS/HPS), notoriamente letale, con mortalità fino al 50%.

L’ipotesi del passaggio interumano non appartiene alla fantascienza, bensì all’eccezione documentata: il “virus Andes”, un ceppo sudamericano, ha già mostrato in Cile e Argentina una limitata trasmissibilità tra individui. Un autorevole studio pubblicato nel 2020 su Emerging Infectious Diseases dei CDC ha persino confermato, mediante analisi genomiche complete, tale dinamica in un cluster argentino del 2014.

Sapendo che la nave è salpata dal Sud America, gli esperti non possono quindi archiviare l’ipotesi del contagio tra passeggeri. In attesa del sequenziamento genetico, che dovrà chiarire se il virus a bordo sia l’Andes o un nuovo ceppo, la Hondius resta un enigma galleggiante: 149 persone di 23 nazionalità sono isolate a bordo.

Mentre proseguono le trattative per un complesso sbarco alle Canarie (Las Palmas o Tenerife) sotto stretta supervisione internazionale, il mondo osserva con il fiato sospeso. Se la trasmissione interumana fosse confermata, questa tragedia oceanica si trasformerebbe in un monito senza precedenti sulla capacità delle malattie rare di sconvolgere gli equilibri consolidati.